La Calanca tra visioni e bisogni

Lo spopolamento e il futuro economico incerto tra i temi più sentiti a poche settimane dalle elezioni cantonali di giugno

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“Mi piace vivere in Calanca. Chiaramente i giovani non sono moltissimi e sarebbe bello avere dei ritrovi, per stare in compagnia anche alla sera e divertirci. Con la macchina in venti minuti siamo comunque a Roveredo e in mezz’ora a Bellinzona”. Sono parole del 26enne Nicolas Papa di Rossa, che fa il falegname e lavora nella ditta del padre.

“Se un giovane ha voglia di impegnarsi di lavoro ne trova”, ci ha raccontato. “Un muratore, per esempio, può mettersi in proprio. Poi c’è la ditta forestale a Selma. Ovviamente bisogna fare sacrifici e anche la voglia non deve mai mancare”. Di politica non parla volentieri, anche se ha le sue idee.

Il suo messaggio per chi in giugno verrà eletto per andare a Coira è chiarissimo: “non dimenticate le valli, perché sono belle e vive e vorremmo che più gente venisse a vivere da noi”. Il comune unico, invece “potrebbe essere positivo, perché hai un punto fisso per tutta la valle. Si potrebbero creare più progetti e anche per la popolazione potrebbe essere più comodo”.

Per il futuro della sua valle, che a fine 2016 contava 815 abitanti, Nicolas non ha dubbi: si chiama “parco regionale”. Il motivo? “Magari al turista piace talmente la valle che gli viene voglia di restare. Peccato per il Parc Adula, che era sicuramente un buon progetto”. Più in generale il turismo è una possibile via di sviluppo per la valle, che non esita a definire stupenda. “Abbiamo già tanti sentieri e sono ben tenuti. Poi c’è il caseificio a Cauco e l’agriturismo di Braggio”.

Un'immagine scattata a Arvigo, frazione del comune di Calanca
Un'immagine scattata a Arvigo, frazione del comune di Calanca (©Tipress)

La 38enne Cinzia Barzan, impiegata e madre di due bambini, ha invece delle esigenze concrete: “Più attività per i bambini in valle, perché ogni volta dobbiamo andare fino a Roveredo o Grono. Per esempio gruppi dove possono giocare tutti insieme, oppure attività sportive; però devono essere adatte ai piccoli di tutte le età”.

Per il resto non le manca nulla. “Per i bambini ho aiuti: siamo io e un’amica che abita sopra di me. Anche lei ha figli piccoli e ci aiutiamo a vicenda”. Idealmente le piacerebbe se in Calanca vivessero più nuclei familiari. “Mancano però le case. Vengono tutte vendute e magari una famiglia giovane non se lo può permettere”.

Durante le sue giornate non fa la “mamma taxi”, perché i trasporti pubblici funzionano. “I miei bimbi vanno a scuola in bus sia all’andata che al ritorno. Mancano la sera, ma questo per noi non è un problema. Per il mio lavoro invece uso la macchina, perché so a che ora inizio, ma non quando finisco”.

Rodolfo Keller in un'immagine scattata nel 2016
Rodolfo Keller in un'immagine scattata nel 2016 (©Tipress)

È più pessimista il sindaco di Calanca Rodolfo Keller: la valle si trova in una situazione critica, perché la popolazione è invecchiata e la maggioranza degli abitanti ha più di 60 anni. Inoltre “il cantone non ha una politica coerente verso le regioni periferiche. Non c’è un incaricato che se ne occupa veramente. Gli uffici fanno il loro dovere, ma spesso applicano leggi fatte per la Svizzera interna in modo molto formale e burocratico, ciò che ci rende la vita difficile e mette in dubbio il nostro futuro”. La soluzione? Keller non ha dubbi: “il cantone deve creare un servizio, che coordina gli sforzi per le regioni discoste”.

Il sindaco di Rossa Graziano Zanardi
Il sindaco di Rossa Graziano Zanardi (©Tipress)

Il suo omologo Graziano Zanardi, sindaco di Rossa, ha una visione differente: “Dovremmo fare di più noi e otterremmo sicuramente dei risultati. Se invece pretendiamo che qualcuno ci rappresenti o possa rappresentare tutti sarà difficile portare a casa qualcosa”. Tra le sue priorità cita il Parco regionale. Se dovesse andare buca, ci ha detto, “mi sarà difficile portare avanti qualcosa per il futuro”. 

Per il resto la sua valle ha bisogno di una sola cosa. “lavorare. Vuol dire essere presenti sul territorio e portare qualcosa di concreto a Coira. Poi devono naturalmente ascoltarci e questo dipenderà molto da chi ci rappresenta. Abbiamo inoltre bisogno di misure sul fronte del promovimento economico, della lotta contro lo spopolamento e dell’insediamento di attività a livello locale”.

Sandro Pauli

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