La Colombia e la pace fragile

Sono 707 i difensori dei diritti umani e dell'ambiente uccisi dopo la firma degli accordi del giugno 2016; 51 da inizio 2019

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La pace è fragile come il vetro, è questo il messaggio dell'artista colombiana Doris Salcedo che con l'aiuto di decine di studenti universitari, attivisti e volontari ha riempito per un giorno la centrale Plaza Bolìvar a Bogotà di migliaia di frammenti di vetro. Accuratamente sistemati per comporre i nomi dei tanti difensori dei diritti umani uccisi nel paese dopo la firma dei trattati di pace.

Con la smobilitazione delle FARC in intere regioni del paese, dove negli ultimi 50 anni lo stato colombiano non è riuscito ad entrare se non come forza militare, si sono improvvisamente creati dei vuoti di potere. Là dove lo Stato ha tardato a muoversi, sono intervenuti molto più rapidamente vari attori armati illegali: l'ELN, gruppi paramilitari, dissidenti delle FARC stesse e in alcuni casi addirittura cartelli del narcotraffico messicani. A farne le spese, coloro che difendono le comunità e si oppongono alla coltivazione di sostanze illecite, alla mineria illegale, alla distruzione dei fiumi e dell'ambiente.

 

707 difensori dei diritti umani uccisi dalla firma degli accordi di pace, 51 dall'inizio del 2019. L'attuale governo di Ivan Duque si oppone all'operato della JEP, la giurisdizione speciale per la pace. Il confronto politico che si svolge nella capitale ha impedito fino ad oggi allo Stato colombiano di implementare i 5 punti degli accordi firmati a L'Avana. La costruzione di infrastrutture, strade, scuole e ospedali nelle aree rurali del paese, era uno dei punti più importanti e fondamentali.

Samuel Bregolin

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