La Svizzera che va in orbita

I satelliti, la loro importanza e il ruolo della Svizzera per il loro futuro: una posizione di leadership esposta però ad alcuni rischi

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Il successo della missione CHEOPS, lo scorso dicembre, ha riportato l'attenzione della cronaca su due aspetti: le prospettive - sempre più avveniristiche - legate all'uso dei satelliti e il ruolo di preminenza della Svizzera nella ricerca e nello sviluppo legati a questi dispositivi.

Swisscube, il primo satellite svizzero, realizzato al Politecnico di Losanna: qui i ricercatori del progetto, al momento del lancio del dispositivo dalla base indiana di Sriharikota nel settembre del 2009
Swisscube, il primo satellite svizzero, realizzato al Politecnico di Losanna: qui i ricercatori del progetto, al momento del lancio del dispositivo dalla base indiana di Sriharikota nel settembre del 2009 (keystone)

Una posizione che ha solide radici ma che potrebbe anche finire esposta ad un ridimensionamento, se consideriamo i programmi di ricerca spaziale a tutto tondo promossi per l'avvenire da altri Stati europei, e non solo.

Un rischio evocato dal professor Giambattista Ravano, esperto di questo ambito scientifico e direttore per la ricerca, lo sviluppo e il trasferimento della conoscenza della SUPSI. Un ruolo da lui ricoperto già all'epoca del lancio di TI-sat1, il piccolo satellite made in Ticino collocato in orbita nel 2010.

Giambattista Ravano, professore alla SUPSI, è anche membro dal 2012 del Consiglio svizzero della scienza e dell'innovazione
Giambattista Ravano, professore alla SUPSI, è anche membro dal 2012 del Consiglio svizzero della scienza e dell'innovazione (tipress)

Con lui, nel VIDEO qui in apertura, facciamo il punto non solo sui vari progetti sviluppati dalla Svizzera in campo satellitare, ma anche sull'approccio che si impone per rafforzare la leadership elvetica in questo settore di rilevanza strategica.

Alex Ricordi

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