La città dimenticata sulla Rossonia

Gloria e declino di Tresigallo, l'urbe metafisica del sogno nazional-socialista, edificata in tre anni da Edmondo Rossoni su geometrie sociali

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La superstrada che da Ferrara porta al mare la evita, ma non è sempre stato così. All'inizio, quando il ministro dell'Agricoltura e Foreste del governo fascista, Edmondo Rossoni, decise di costruire una città perfetta nel bel mezzo di una delle aree più povere del paese, pensò anche ai collegamenti: la strada c'è ancora, assolutamente diritta, costeggiata da alberi. Si chiama via Pomposa, ma tutti preferiscono dire «la Rossonia». Ti porta a Tresigallo e sembra portarti anche indietro nel tempo. Qui nulla o quasi nulla è moderno. Tutto fu costruito in tre anni, dal 1936 al 1939: la piazza, le case, il comune, l'ospedale, lo stadio, le scuole, le fabbriche, tutto in perfetto stile razionalista. Poi venne la guerra, la maggior parte degli uomini fu chiamata alle armi, le poche aziende già in attività, svuotate. Con la pace, il Fascismo finì e Tresigallo, abbandonata a sé stessa, restò congelata su quei pochi anni di gloria, così come si trova oggi.

 

Il problema principale è la mancanza di abitanti: oggi, riflettendo una realtà che è simile anche nel resto d'Italia, la popolazione invecchia, i giovani cercano fortuna altrove. L'unica forza motrice del luogo è una grande fabbrica ortofrutticola, la Mazzoni, un'eccellenza nazionale. Funziona in quello che fu lo stabilimento di una cartiera creata da Rossoni e mai entrata in funzione. Impiega nuove tecnologie e manodopera straniera. Queste persone, soprattutto est europei, sono il nuovo tessuto sociale di un posto unico al mondo, semisconosciuto, e in cui ogni tanto si vede passare un turista con la macchina fotografica.

Filippo Fiorini

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