Zuckerberg... sorride
Zuckerberg... sorride (keystone/rsi-px)

La cronaca non scalfisce Facebook

Gli scandali internazionali non pesano sul re dei social media. Gli utenti sono oltre 2 miliardi e la società non ha mai guadagnato così tanto

Accuse di ingerenze esterne nelle elezioni presidenziali statunitensi e scandalo Cambridge Analytica, l’azienda accusata di aver violato i dati sensibili di oltre 87 milioni di profili: Facebook negli ultimi mesi è stato al centro della cronaca internazionale, tanto che il numero uno, Mark Zuckerberg, ha dovuto fare pubblica ammenda. Prima davanti al Congresso statunitense e in seguito di fronte ad una delegazione del Parlamento europeo.

Grattacapi che hanno catalizzato l’attenzione dei mass media ma che non sembrano aver arrecato particolari danni a Facebook Inc., che continua a fare affari d’oro e nonostante gli scandali non ha mai guadagnato così tanto. Gli iscritti continuano a crescere tanto da aver toccato alla fine del primo trimestre 2018 la cifra record di 2,196 miliardi di utenti mensili attivi, sparsi nei quattro angoli del pianeta.

 

E se sul fronte degli iscritti la “Public company” di Menlo Park sorride, su quello dei dati societari non può che piangere di gioia. Alla fine del 2017, l’utile netto si è infatti attestato alla fantasmagorica cifra di 15,934 miliardi di dollari, a fronte di un fatturato di oltre 40 miliardi. Al termine del primo trimestre 2018, conferma l'ultimo report ufficiale, l’utile netto è stato di 4,988 miliardi e il fatturato di 11,966 miliardi, in crescita rispettivamente del 63% e del 49% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

 

Scandali vari, insomma, sembrano non influire sul comportamento degli utenti, che continuano a scegliere www.facebook.com (almeno in Occidente e nei paesi anglofoni; cinesi e russi prediligono i social casalinghi, ma questa è un’altra storia…).

“Facebook continua ad avere successo perché i social media rispondono ai bisogni sociali”, afferma Lorenzo Cantoni, professore ordinario alla facoltà di scienze della comunicazione dell’USI: “Mantenere delle relazioni e dei legami in quella che è una società fluida, con legami deboli, ma dove le persone sono molto mobili”.

Il caso Cambridge Analytica, continua Cantoni, è inoltre stato “un po’ gonfiato dai media”, ma alla fine la narrazione ha fatto il gioco di Facebook: “Gli si attribuisce un potere quasi taumaturgico, il potere di spostare voti e preferenze come mai nessuno prima, quando in realtà recenti studi dimostrano che tutto questo potere non ce l’ha. Gli inserzionisti si sono lasciati influenzare: se uno prima aveva dei dubbi sul fatto di spendere o meno su Facebook, ecco che ora in molti si sono lasciati convincere!”.

Lorenzo Cantoni
Lorenzo Cantoni (archivio tipress)

Cantoni e altri analisti ritengono tuttavia possibile che in futuro Facebook possa dover far fronte ad un'inversione di tendenza, cedendo quote di mercato ad altri attori. Fatto questo che non preoccupa più di tanto Zuckerberg e compari: a crescere a dismisura ora come ora sono infatti WhatsApp e Instagram, società di proprietà della stessa Facebook Inc.

Tutto in famiglia dunque, in un mercato che resta altamente monopolistico e dove non c’è nessuno che al momento sembra insidiare il trono del re dei social media.

Ludovico Camposampiero

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