La lunga transizione della Tunisia

Dieci anni dopo, la “rivoluzione dei gelsomini” fatica a trovare un lieto fine, tra terrorismo, Covid ed emigrazione - Rivoluzioni in sospeso (2)

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È il 14 gennaio del 2011 quando Zine el-Abidine Ben Ali lascia la Tunisia, dopo 23 anni di presidenza. La sollevazione che lo porta alla fuga era partita da Sidi Bouzid, nella depressa Tunisia centrale. Il 17 dicembre del 2010, un giovane fruttivendolo ambulante di nome Mohamed Bouazizi si dà fuoco per protestare contro le continue multe e confische della Polizia.

Il suo gesto provoca una spirale di eventi che nel giro di pochi mesi incendierà l'intero mondo arabo. Mohamed muore il 4 gennaio, dopo una lenta agonia. Il Paese è già in fiamme. Le proteste si susseguono a Sidi Bouzid, a Kasserine, a Gafsa e raggiungono la capitale. La repressione del regime è brutale e costa la vita a oltre 300 persone. Il 14 gennaio Ben Ali fugge in Arabia Saudita.

 

Oggi, a dieci anni dalla "rivoluzione dei gelsomini", la Tunisia ha una nuova Costituzione, ma ancora troppi problemi. All'incubo del terrorismo, si somma la profonda crisi economica, che spinge migliaia di giovani tunisini a tentare la via del mare per raggiungere l'Europa. Alcuni di loro, in questi anni, non sono mai arrivati.

Gilberto Mastromatteo

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