La miniera d'oro della discordia

Storia degli attivisti di Jermuk che - quasi Davide contro Golia - hanno ingaggiato, per l'acqua, una battaglia con una multinazionale

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Un gruppo di attivisti - nel sud dell’Armenia, sotto al monte Amulsar e vicino alla città termale di Jermuk - ha chiuso gli accessi a una miniera d’oro di proprietà della multinazionale Lydian International Limited.

Il blocco dura dall’estate del 2018. Arthur Grigoryan, 32 anni, è uno dei volti dell’occupazione: «Amiamo l’Armenia e Jermuk. Questa città è ricca d’acqua: l’unica cosa insostituibile. Non vogliamo scambiare questo tesoro con oro», spiega.

 

Lydian Ltd. detiene la concessione dal 2012. E aveva avviato la costruzione nel 2016. Le attività di estrazione sarebbero dovute partire a fine 2018. Sul piatto della bilancia: 700 posti di lavoro per 10 anni. Nel frattempo, però, il paese ha vissuto una rivoluzione di velluto che ha fatto cadere il regime che aveva stretto l’accordo con Lydian.

Il nuovo Primo ministro, Nikol Pahinyan è stretto tra l’incudine e il martello: assecondare gli investitori internazionali, o i movimenti che lo hanno portato al potere?

Alexander Damiano Ricci

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