La morte che crea comunità

Ilyad, siriano piacentino, stroncato dal Covid-19 a 32 anni, ha fatto sì che le porte del cimitero si aprissero anche per il musulmani

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Le comunità islamiche d'Italia all’inizio di marzo si sono trovate con un grosso problema. Un mercantile che trasportava alcune salme di nati in Marocco, ma residenti in Italia, viene respinto a Casablanca dalle autorità marocchine a causa della chiusura delle frontiere.

Poiché la legge italiana richiede che il deceduto possa essere seppellito esclusivamente nel comune di residenza o in quello in cui è morto e poiché su 8'000 comuni in Italia, solo una sessantina ha un'area cimiteriale dedicata ai musulmani, le comunità islamiche hanno sempre scelto il rimpatrio delle salme. Ma in pandemia questa soluzione è diventata impossibile. Così in molte località del Nord Italia, e in particolare nella città di Piacenza, molte famiglie hanno dovuto trattenere per settimane i morti in casa, in attesa di avere il permesso delle autorità per ottenere uno spazio dedicato nel cimitero locale.

Fino al 29 marzo, quando la morte del giovane rifugiato siriano trentaduenne Ilyad Al-Daqre ha commosso la città di Piacenza. La sindaca Patrizia Barbieri, eletta nel 2017 e sostenuta da una coalizione di centro-destra, ha scelto di fare un passo avanti nell’interesse collettivo, autorizzando la comunità islamica locale ad occupare uno spazio per le sepolture nel cimitero della città, dove Ylyad è stato tumulato insieme ad altri dieci musulmani. La giovane vedova al-Daqre, l’italiana Francesca Bocca, dice: “Ilyad era diventato cittadino italiano e si sentiva ormai piacentino. Sono felice che sia stato possibile rispettare la sua volontà e i suoi desideri fino all’ultimo respiro”.

Laura Silvia Battaglia

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