La pandemia che non si sente (4)

C'era una volta il carcere: senza mura e recinzioni, ma tutt'intorno solo il mare. Capraia, a 30 anni dalla sua chiusura, gli deve ancora molto

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Oggi finisce il mese di marzo e oggi termina anche - qui sul web e ad Albachiara - il nostro viaggio tra gli "Isolati da sempre". Come ricorderete eravamo partiti da Ginostra, nel Mediterraneo e, dopo aver raggiunto le Alpi  per visitare Chamois e Codera, oggi al Mediterraneo torniamo perché la nostra mèta è Capraia, un'isola sulla quale è impossibile dire "domani si parte".

Una vita tra carcere e turismo

Capraia è un’isola vulcanica del Mar Tirreno - la più distante dalla terraferma dell’Arcipelago Toscano - raggiungibile dal continente solo con un traghetto da Livorno. Proprio per la sua posizione remota, a fine ‘800, l’isola viene scelta per l’istituzione di una particolare colonia penale agricola: un carcere senza mura o recinzioni, dove i detenuti scontano la propria pena svolgendo attività agricole e servizi domestici indispensabili per il paese.

Il carcere, luogo della chiusura per eccellenza, apre nel corso di un secolo delle nuove opportunità per la piccola comunità. I prodotti del lavoro dei detenuti sono infatti venduti a prezzo modico, mentre gli agenti di custodia, trasferitisi con le proprie famiglie, si mischiano alla popolazione, contribuendo all’economia capraiese con le proprie spese.

A 30 anni dalla chiusura il carcere ha ancora un ruolo nel presente isolano: le sue strutture sono diventate una destinazione per i visitatori che animano il paese durante l’alta stagione, mentre i suoi antichi campi sono oggi sede delle aziende turistiche di giovani contadini.

Marco Carlone - Daniela Sestito

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