La rinascita si è fermata a Beirut

Fondazioni ed Enti - americani, francesi, tedeschi, svizzeri, australiani e belgi - stanno unendo le forze per ridare la sua identità a Palazzo Sursock

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“Sono introverso e infatti ho perso molti chili. Non ho gridato o pianto, tengo tutto dentro di me. Adesso sto meglio rispetto a un mese fa. In ogni caso sono positivo di natura e ho detto a me stesso che la casa aveva 150 anni di vita e aveva bisogno di essere restaurata da cima a fondo. Questa è stata l’occasione, anche se non mi aspettavo un terremoto simile”.

Roderick Sursock, erede della celebre famiglia Sursock-Cochrane e proprietario del famigerato palazzo Sursock nel cuore di Beirut, cerca di piangere con un occhio solo la perdita ingente che la sua proprietà ha subìto a causa dell’esplosione dolosa al porto avvenuta il 4 agosto 2020. Ricco di straordinarie collezioni in marmo, ceramica, di reperti archeologici, affreschi, fotografie, in parte già raccolti e catalogati per il pubblico in un museo al piano nobile inaugurato negli anni Sessanta, nel palazzo ora tutto è in pezzi: dalle vetrate liberty ai soffitti in stucco, fino ai lampadari in cristallo. 

 

Mary Cochrane Sursock, moglie di Roderick, è sopravvissuta all’esplosione miracolosamente ma, dopo la felicità per essere rimasta viva e tre chirurgie, è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche per salvare il palazzo che non è solo una proprietà di famiglia, ma un patrimonio per tutto il Libano: “Siamo distrutti finanziariamente: possiamo lavorare solo con i contanti e il valore del denaro qui in Libano è diminuito dell’80 per cento. Siamo distrutti come Beirut e come tutto il Paese”. Per il momento, per salvare le collezioni di palazzo Sursock si sono fatti avanti solo alcuni enti e fondazioni americane, francesi, tedesche, svizzere, australiane e belghe. Ancora troppo poco per salvare il salvabile.

Laura Silvia Battaglia

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