La tratta dei sogni

Centinaia di giovani calciatori africani ogni anno sbarcano in Turchia in cerca di un ingaggio, ma finiscono a lavorare in nero per sopravvivere

Quando Yves è sbarcato in Turchia, credeva che sarebbe bastato mostrare il suo talento di ala destra per ottenere un contratto come calciatore professionista. Gli avevano assicurato che era il posto giusto per raggiungere il successo dopo anni di partite nei campionati africani dove spesso non gli pagavano neppure lo stipendio pattuito, dal suo Congo all’Angola. Visto ‘facile’, un Paese pazzo per il pallone e magari un futuro in Europa: le attrattive erano tante. Ma per lui, come per centinaia di giovani calciatori che ogni anno sbarcano dall’Africa in Turchia, non è andata così. Sono le vittime di una vera e propria tratta di migranti del calcio sull’asse che da Lagos porta a Istanbul, da Dakar fino ad Antalya.

 

Questi trafficanti di sogni si fanno pagare migliaia di dollari da ragazzi provenienti Nigeria, Ghana, Camerun, Senegal, Costa d’Avorio e tanti altri Paesi, promettendo in cambio provini e ingaggi che puntualmente non arrivano. I falsi procuratori organizzano il viaggio e millantano contatti con i grandi club, ma poi spariscono con i soldi, lasciando dietro solo le illusioni. Quelli come Yves si ritrovano presto abbandonati, con i permessi di viaggio scaduti e costretti a lavorare in nero per sopravvivere, mentre l ’obiettivo con cui erano partiti – giocare a calcio – sembra sempre più lontano.

Un’occasione, per tanti l’unica, arriva dalla ‘Coppa d’Africa’ di Istanbul, che dal 2005 offre una vetrina davanti a talent scout locali e internazionali. Quest’anno sono 16 le squadre iscritte, 288 i giocatori registrati. E sono solo la punta dell’iceberg. Julius Kugor, ex calciatore a sua volta e oggi presidente dell’Associazione degli africani in Turchia, dice di non riuscire più a contarli. Ma con questo torneo, racconta, una decina di loro riesce a trovare ogni anno una squadra. Piccoli ingaggi magari, che però sono l’inizio di una nuova vita.

Cristoforo Spinella
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