Marocco e giornalisti perseguitati

Mentre è in corso il processo d'appello a Omar Radi, sempre più numerosi i casi di repressione della libertà di stampa nel regno di Mohammed VI

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È iniziato lo scorso 4 novembre a Casablanca, il processo d'appello a Omar Radi. Il giornalista marocchino era stato condannato a sei anni di reclusione, lo scorso luglio, per stupro e spionaggio. Ma da più parti se ne chiede la scarcerazione. Amnesty International ha ispezionato il telefono di Radi, scoprendo che era stato hackerato con lo spyware Pegasus, del gruppo israeliano Nso.

Del resto, la sorte di Omar Radi non è affatto rara per i giornalisti in Marocco. Specie negli ultimi anni. Al momento sono detenuti anche Maati Monjib, Imad Stitou e Sulaiman Raissouni.

 

Il Marocco figura al 136° posto su 180 Paesi, nella classifica della libertà di stampa stilata ogni anno da Reporters Sans Frontières.

Sono dozzine i mediattivisti dietro le sbarre, dal Rif al Sahara Occidentale. Come Bashir Khadda, giornalista del gruppo Equipo Mediatico, arrestato nel 2010, dopo la protesta saharawi di Gdeim Izik. E come Salah Lebsir, reporter della Fondazione Nushatta, che di anni in galera ne ha scontati quattro, prima di rifugiarsi nei campi saharawi vicino Tindouf. Oggi, racconta il conflitto tra Polisario e Marocco, dal fronte del deserto, un fronte che - e lo testimonia il servizio pubblicato da "Le Monde" la scorsa domenica, 7 novembre - sta diventando sempre più incandescente.

Gilberto Mastromatteo

n.d.r.: l'apertura del processo d'appello di Omar Radi da minuto 11'10'' nell'RG 08.00 del 4 novembre https://www.rsi.ch/play/radio/radiogiornale/audio/radiogiornale?id=14843217

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