Midterm, il giorno della verità

I democratici, stando ai primi sondaggi, potrebbero strappare la Camera al Grand Old Party, ma... la strada è in salita e i toni accesi

6 novembre. Oggi, in tutti gli Stati Uniti d'America, urne aperte per le "elezioni di metà mandato". Se lo scorso 24 ottobre erano già 7 millioni coloro che si erano espressi, ieri, 5 novembre, risultava che fossero 33 milioni i cittadini che avevano votato.

Il nostro corrispondente negli Stati Uniti, Emiliano Bos, ha seguito da vicino un’attivista democratica, impegnata in Florida nel “porta a porta”.

 

I primi sondaggi - FiveThirtyEight ad esempio, ma anche gli analisti di UBS - dicono che i democratici potrebbero conquistare la maggiornaza alla Camera, mentre i repubblicani manterrebbero il Senato.  Uno scenario tutt'altro che improbabile visto che, al di là della parola d'ordine dei democratici - “Flip the House”, ossia ribaltare la maggioranza repubblicana al Congresso - già nel 1994 si assistette a un ribaltone e Bill Clinton si vide strappare la maggioranza dei Senatori e il GOP (Grand Old Party) controllò per la prima volta entrambe le camere dal 1952.

L'importanza delle elezioni di Midterm 

Le "Midterm" sono elezioni che si svolgono ogni quattro anni, due anni dopo l’elezione del presidente e che, sebbene vengano spesso presentate come una sorta di pagella dell'operato del presidente Donald Trump, toccano solo marginalmente la Casa Bianca.

Gli elettori, infatti, devono esprimersi su tutti i 435 rappresentanti della Camera (dove il mandato dura due anni) e su un terzo di quelli del Senato, (quest’anno 35 su 100). Per avere la maggioranza alla Camera sono necessari 218 seggi. Oggi sia Camera sia Senato sono a maggioranza repubblicana con, rispettivamente, 235 e 51 parlamentari.

Una campagna durissima

Oltre a Camera e Senato, in 36 dei 50 Stati membri i cittadini devono eleggere anche il governatore. In questi Stati, in particolare, la campagna è stata oltremodo accesa e, anche in questi Stati, sia il presidente in carica sia l'ex presidente, non si sono risprmiati.

 

Il tutto sul proscenio di un paese diviso e polarizzato dove è sempre più facile trovare persone "pro" o "contro" anziché cittadini disposti a dialogare. Una delle questioni più dibattute: i flussi migratori. Le politiche di Trump hanno spaccato il fronte religioso del Paese, fino al gennaio 2016 compatto nel sostenere il magnate newyorkese nella sua corsa alla Casa Bianca. “Christians against Trump” (Cristiani contro Trump) è una costola del movimento politico “Christian Democrats of America” che condanna scelte azzardate del Presidente come il “Travel Ban” (il divieto di ingresso nel Paese per i cittadini di 7 Paesi stranieri). “Gesù ci ha insegnato ad accogliere non ha respingere” dice la fondatrice del movimento Christina Forrester. Il suo pensiero nel video d'apertura. Domani, su RSInews, il risultato della consultazione elettorale, sempre che la denuncia di J. Alex Halderman, ingegnere informatico all'Università del Michigan, non apra un nuovo caso.

 

m.c.

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