Parole considerate
Parole considerate "esplosive", quelle del Papa (archivio keystone)

"Non ci sono buoni e cattivi"

Così si è espresso il Pontefice sul conflitto ucraino - "È una guerra mondiale, un conflitto tra imperialismi, l'Ucraina è la vittima" - Viaggio nel "Francesco pensiero"

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È quando parla a braccio che Papa Francesco lascia trasparire in modo evidente quale sia il suo pensiero sui temi più delicati, scavalcando de facto la prudenza che sugli stessi temi mantiene sempre la Santa Sede. Così è accaduto durante il recente viaggio in Kazakistan. Nell’incontro a porte chiuse avvenuto con 19 gesuiti che operano nella cosiddetta «Regione russa» e reso noto pochi giorni fa da Civiltà cattolica, il Papa ha voluto esprimere il suo pensiero più autentico in merito al conflitto in Ucraina. In sostanza, per lui, «non ci sono buoni e cattivi», quanto «imperialismi in conflitto».

Quella che si sta verificando non è altro che una «guerra mondiale». «È in corso una guerra e credo sia un errore pensare che sia un film di cowboy dove ci sono buoni e cattivi», ha affermato. Per poi continuare: «Ed è un errore anche pensare che questa è una guerra tra Russia e Ucraina e basta. No: questa è una guerra mondiale. Qui la vittima di questo conflitto è l’Ucraina». Ma «io intendo ragionare sul perché questa guerra non sia stata evitata. E la guerra è come un matrimonio, in un certo senso. Per capire, bisogna indagare la dinamica che ha sviluppato il conflitto. Ci sono fattori internazionali».

Parole esplosive

Civiltà Cattolica ha fatto uscire il testo dell’incontro con un titolo prudente: «Liberare i cuori dall’odio». Eppure le parole di Francesco sono state piuttosto esplosive. Per il capo della Chiesa cattolica, infatti, se è vero che l’Ucraina è vittima del conflitto, è altrettanto lapalissiano che coloro che hanno fatto scoppiare la guerra non sono state meramente la Russia e la stessa Ucraina. Chi piuttosto?

È ancora Bergoglio a dirlo, riprendendo parole che già disse lo scorso maggio in un colloquio – anche qui non una intervista ufficiale, ma un dialogo poi trascritto – avuto con il Corriere della Sera. Un capo di Stato, a dicembre dello scorso anno, andò in Vaticano a dirgli di essere molto preoccupato perché la Nato «era andata ad abbaiare alle porte della Russia senza capire che i russi sono imperialisti e temono l’insicurezza ai confini».

«Lui – ha continuato il Papa - ha espresso paura che ciò avrebbe provocato una guerra, e questa è scoppiata due mesi dopo». E ancora: «Dunque, non si può essere semplicisti nel ragionare sulle cause del conflitto. Io vedo imperialismi in conflitto. E, quando si sentono minacciati e in decadenza, gli imperialismi reagiscono pensando che la soluzione sia scatenare una guerra per rifarsi, e anche per vendere e provare le armi». A parere del Papa, quindi, «stiamo già vivendo la Terza guerra mondiale. In un secolo ne abbiamo viste tre: una tra il 1914 e il 1918, una tra il 1939 e il 1945, e adesso viviamo questa».

Oltre il protocollo

Nel corso del pontificato più volte Francesco ha rotto il protocollo e ha deciso di dire la sua su temi sui quali la Santa Sede aveva deciso di tacere oppure si era espressa con la sua proverbiale prudenza. Così anche lo scorso agosto. Durante un’udienza generale del mercoledì il Papa ha messo sullo stesso piano i «tanti bambini ucraini e bambini russi che sono diventati orfani». Le sue parole hanno provocato l’immediata reazione di Kiev che ha criticato il fatto che il Pontefice non avesse fatto alcuna distinzione tra aggressore ed aggredito.

Ma di più: Francesco ha parlato anche di Darya Dugina, figlia dell’ideologo della Russia nazionalista Alexander Dugin e lei stessa strenua sostenitrice della «guerra giusta» contro l’Ucraina, rimasta uccisa per l’esplosione della sua auto. Citandola il Papa l’ha definita, provocando anche qui il diniego di Kiev, come una «povera ragazza» e una «vittima innocente».

Per tamponare la crisi diplomatica è dovuta intervenire con un comunicato ufficiale la Santa Sede: le parole del Pontefice sul conflitto, ha spiegato una nota vaticana, non vanno considerate «prese di posizione politiche». Ma non devono esserci neanche dubbi sulla «chiara e univoca» condanna verso «la guerra di ampie dimensioni in Ucraina iniziata dalla Federazione Russa». Sulla quale la condanna è netta perché viene definita «moralmente ingiusta, inaccettabile, barbara, insensata, ripugnante e sacrilega».

Un ulteriore dettaglio

L’uscita in Kazakistan conferma che Francesco ha un pensiero chiaro sul conflitto e che non ha paura di dirlo appena ne ha l’occasione. Ancora lo scorso maggio, sempre in un colloquio a porte chiuse con i direttori e le direttrici delle riviste culturali gesuite e pubblicato per intero a giugno da Civiltà Cattolica, Bergoglio ha esposto le ragioni che secondo lui avrebbero portato alla guerra in Ucraina con maggiore dettaglio rispetto a quanto aveva fatto precedentemente.

I presenti hanno chiesto al Papa quali consigli volesse dare per comunicare nel giusto modo il conflitto in Ucraina. Il Papa ha risposto in modo inequivocabile: «Qui non ci sono buoni e cattivi metafisici», ha detto. E ancora: «Sta emergendo qualcosa di globale, con elementi che sono molto intrecciati tra di loro. Il pericolo è che vediamo solo questo, che è mostruoso, e non vediamo l’intero dramma che si sta svolgendo dietro questa guerra, che è stata forse in qualche modo o provocata o non impedita».

Ed anche nei confronti di Putin il Papa ha spiegato di non avere particolari chiusure: «Sarebbe semplicistico ed errato affermare una cosa del genere», ha detto. «Sono semplicemente contrario a ridurre la complessità alla distinzione tra i buoni e i cattivi, senza ragionare su radici e interessi, che sono molto complessi». A conti fatti, si tratta di parole schiette e distanti dal modus comunicandi  della Santa Sede. Parole, ancora, non diplomatiche, ma che esprimono bene il pensiero del capo della Chiesa cattolica al di là delle note ufficiali.

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Paolo Rodari
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