Nuove elezioni a Istanbul

L'opposizione non usa mezzi termini, quello del 6 maggio è stato un golpe ed Ekrem Imamoğlu, sindaco per 18 giorni, non molla

“Tutto sarà bellissimo”. Lo slogan con cui Ekrem Imamoğlu ha lanciato la scalata al traguardo che aveva toccato per 18 giorni – diventare sindaco di Istanbul – è ormai virale. Per le strade della città, spunta dalle t­shirt e compare nelle scritte sui muri. Un messaggio di speranza per superare quello che il suo partito Chp (Partito popolare repubblicano) ha definito un “golpe elettorale”: l’annullamento della sua elezione a primo cittadino nel voto amministrativo del 31 marzo scorso. Un successo sorprendente per un candidato semisconosciuto, capace di scardinare 25 anni di governo delle forze fedeli al presidente Recep Tayyip Erdoğan nella megalopoli sul Bosforo, che da sola vale un terzo del Pil e un quinto degli abitanti della Turchia. 

La vittoria di Imamoğlu, ottenuta per sole 13.729 preferenze, è stata annullata il 6 maggio – 18 giorni dopo che aveva assunto la carica – dalla Commissione elettorale suprema (Ysk) per presunte irregolarità nei seggi. Una decisione shock che ha suscitato proteste interne e indignazione internazionale, aggravando l’instabilità dell’economica di Ankara. Ma Imamoğlu non si è arreso. Il 23 giugno è pronto a riprovarci, stavolta tutt’altro che a sorpresa. Perché nei sondaggi è diventato favorito – seppur sempre di misura – rispetto allo sfidante dell’Akp (Partito della giustizia e dello sviluppo), l’ex premier Binali Yıldırım.

 

A ogni comizio viene accolto da folle di sostenitori, grazie a un mix di messaggi progressisti e di un’immagine rassicurante, grazie a un profilo da convinto credente islamico che ha spezzato la retorica sulle élite laiche del Chp lontane dal popolo. Così molti credono che se riuscirà nell’impresa di (ri)vincere a Istanbul avrà la strada spianata per sfidare tra quattro anni Erdoğan alle presidenziali.

Cristoforo Spinella

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