Boza - Migranti nel limbo (RSI/Massimo Lauria)

Nuove rotte verso l'Europa

Aumentati di due terzi, nell'ultimo anno, gli arrivi di migranti a Ceuta e Melilla dove, sulle recinzioni, si continua a morire

mercoledì 08/11/17 05:52 - ultimo aggiornamento: mercoledì 08/11/17 06:51

Dalla Libia al Marocco. Dall’Italia alla Spagna. I flussi migratori si spostano ad Ovest. Al momento è solo una tendenza, quella registrata dal Frontex, l’agenzia europea che controlla i confini continentali: le coste dell’Andalusia, le due exclave iberiche di Ceuta e Melilla e persino le isole Canarie registrano, da circa un anno, un incremento regolare del numero di migranti in entrata. Una conseguenza del calo negli ingressi dal Mediterraneo centrale, dopo gli accordi tra Italia e Libia. Anche se i numeri assoluti sono ancora marginali.

In un periodo compreso, grosso modo, tra l’ottobre del 2016 e lo stesso mese di quest’anno, gli arrivi nella sola exclave di Ceuta sono aumentati del 71 per cento, stando ai dati registrati dalla Guardia Civil. Numeri simili anche a Melilla e sulle coste andaluse.

Si calcola che siano decine di migliaia i migranti in attesa di tentare la via della Spagna, in tutto il Marocco. Si rifugiano in case, sotto scacco dei contrabbandieri. Oppure in jungle informali. A Oujda, al confine con l’Algeria, sul monte Gurugù, nei pressi di Melilla o sulle colline attorno a Castillejos e Belyounech, a pochi metri dalla valla, la recinzione che circonda Ceuta. Circa un migliaio di persone provenienti da vari Paesi dell’Africa occidentale popolano un grande accampamento a Fez, nell’area della stazione ferroviaria. Nelle ultime settimane, la gendarmeria marocchina ha incrementato le operazioni di rimozione degli insediamenti.

 

Ma in parallelo, aumentano anche coloro che tentano la via del mare, su imbarcazioni di fortuna, o che scavalcano le recinzioni. Una volta messo piede sul suolo spagnolo gridano Boza. Una parola che significa trionfo. Lo slang di chi migra, a costo della deportazione o della vita. Decine i casi di respingimenti a caldo, documentati negli ultimi anni a Ceuta e Melilla. Una pratica recentemente giudicata illegale dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo e dalle Nazioni Unite. Ma di frontiera si continua a morire. Almeno tre i migranti deceduti negli ultimi due mesi, mentre tentavano di entrare a Melilla.

Gilberto Mastromatteo - Massimo Lauria

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