Padri in cerca di giustizia

27 ottobre 2013: Emin (20 anni) e Pisly(24) vengono uccisi. Come ogni mese, il 27 dicembre, Dris e Abdeslam torneranno a protestare

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Il prossimo 27 dicembre ricorrono 50 mesi dalla morte di Amin Mohamed Dris e Abdeslam Ahmed Ali. Emin e Pisly, per tutti. Due ragazzi di Melilla, uccisi a bruciapelo il 27 ottobre del 2013 da alcuni militari della Marina marocchina, mentre si trovavano su una barca da diporto al largo di Nador. Emin aveva 20 anni, Pisly 24. Due ventenni spagnoli, discendenti degli imazighen che abitavano il territorio di Melilla, prima che venisse colonizzato dalla Corona iberica. Due ragazzi di buona famiglia, che approfittavano di una domenica di sole per un'uscita in barca, tra Saidia e casa. L'esame autoptico sui due cadaveri, recuperati dalla Gendarmeria marocchina e trasportati al porto di Beni Ansar, racconta di un'esecuzione sommaria. Ne sono convinti Abdeslam e Dris, i padri, che nel giorno dei festeggiamenti per la Costituzione spagnola, auspicano che quella Carta venga applicata anche per loro e i loro figli, due cittadini spagnoli tornati a casa dentro una bara senza apparente motivo. Un colpo mortale al collo per Emin. Due colpi allo stomaco per Pisly, gettato in mare quando con tutta probabilità era ancora vivo. Lo Zodiac su cui i due ragazzi viaggiavano è stato affondato con 46 colpi di armi a grosso calibro. "Hanno visto qualcosa che non dovevano vedere", dicono i genitori.

 

Da quattro anni, ogni mese Abdeslam Ahmed Maanan e Dris Mohamed, rispettivamente padri di Pisly e di Emin, protestano davanti alla sede dell'assemblea di Melilla. Chiedono giustizia e verità. Che Madrid costringa Rabat a far luce sulla vicenda e a processare i colpevoli. Due genitori cui il dolore crudo non ha sottratto il coraggio. Per la tenacia e la dignità ricordano le madri di Plaza de Mayo a Buenos Aires o quelle curde di Galatasaray a Istanbul. L'inchiesta spagnola è a un punto morto da ormai quattro anni. Non è giunta mai un'archiviazione a porre la parola fine sulla vicenda, che è stata raccontata dal giornalista spagnolo, esperto di Marocco, Ignacio Cembrero, nel suo libro "La Espana de Alà", la Spagna di Allah.

Gilberto Mastromatteo - Massimo Lauria

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