Premi di cassa malati più cari?

Il modello vodese: un primo bilancio di una misura introdotta nel 2018 dal Canton Vaud offre alcune riflessioni

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Santésuisse e Curafutura non hanno dubbi (e beati loro): i premi di casse malati per il 2022 aumenteranno. E questo perché nel 2020 sono aumentati i costi della salute. Parliamo di ben 430 milioni di franchi in più rispetto all’anno precedente, di cui 350 sarebbero legati agli effetti della pandemia. Parola della Sonntagszeitung che ha potuto spulciare fra le previsioni elaborate dalla due associazioni mantello.

Ma di quanto aumenteranno? Difficile dirlo, ma già il titolo sparato in prima pagina dal domenicale svizzero tedesco la dice lunga: “Ci sarà un’esplosione dei premi a causa del Covid?”. Il coronavirus non avrebbe dunque comportato un crollo delle prestazioni. Le restrizioni per operazioni e terapie non urgenti durante la pandemia hanno soltanto rallentato la crescita dei costi: invece di salire del 3% come avvenuto mediamente negli ultimi anni, l'incremento è stato dell'1,25%. E quindi? Quindi si parla dell’1% di aumento in media, ma ancora una volta è troppo presto per dirlo con certezza e, con una pandemia in corso – diciamo così – nemmeno Mago Merlino ci metterebbe la mano sul fuoco.

E poi, per ogni cantone sarà diverso. Si parla di una flessione dei costi ospedalieri del 2% in Ticino e di un aumento del 3% nel Canton Neuchâtel. Variazioni che avranno un impatto sul calcolo dei premi di cassa malati nel prossimo anno, visto che a farla da padrone, per colpa del virus, sono proprio i costi ospedalieri.

Vale la pena, inoltre, ricordare che lo stesso consigliere federale Alain Berset sta pensando a una riforma che possa rimodulare i costi a favore degli assicurati, e che potrebbero gravare sui cantoni. Secondo le prime indicazioni da Berna raccolte dalla Tribune de Genève, ad esempio, ginevrini e ginevrine, così come i vodesi, potrebbero vedersi ridurre significativamente i premi a seguito della riforma.


Intanto, però, tutti mettono le mani avanti e questo, diciamo, se non è buon segno almeno è un indizio. Siamo a febbraio e le principali associazioni mantello già annunciano – o meglio fanno annunciare alla Sonntagszeitung – che ci sarà un aumento, quasi forse a voler abituare le orecchie a una sinfonia che suonerà per tutto l’anno. Ma questa è un’altra storia.

Il caso vodese

Per questo la scelta del Canton Vaud di plafonare il costo dei premi di casse malati al 10% del reddito famigliare sembra rincuorare gli assicurati sulle rive del Lemano. Si tratta in realtà di una decisione presa nel 2016, ed entrata in vigore nel 2018, a seguito del voto sulla riforma fiscale per le imprese.

Al tempo si era chiesto di ridurre la pressione fiscale alle imprese, ma in cambio – per portare a casa il risultato come si suol dire - si era proposta una serie di misure a favore delle famiglie fra cui quella di plafonare i premi di casse malati al 10% dei redditi medi e bassi. Insomma, un colpo al cerchio e un colpo alla botte, mettendo in secondo piano come sia l’una che l’altra erano misure a deficit per il Cantone: meno entrate fiscali dalle imprese, più uscite sotto forma di sussidi. Ma tant’è, anche questa è un’altra storia.

Se c’è poi una cosa che il duo Brouillard (nomen omen), ovvero il radicale Pascal Broulis e il socialista Pierre-Yves Maillard, ci ha insegnato, è che i fatti sono i fatti. E i fatti dicono che sono stati proprio loro due ad aver costruito il modello vodese, e sono stati sempre loro ad aver traghettato le finanze cantonali verso lidi più sicuri dopo la tempesta scatenata dal pesante debito vodese d'antan, n’est-ce pas? E quindi perché non crederci quando dicono che la doppia pressione sulle casse cantonali inscritta nella votazione del 20 marzo 2016 non è un problema? Di fatto le vodesi e i vodesi ci hanno creduto, e come se ci hanno creduto: ci ha creduto l’ 87,12% della popolazione vodese. Un plebiscito insomma. Ma si sa, a volte i plebisciti sanciscono miracoli che accecano come la nebbia d’inverno, lo sappiamo tutti, e forse lo sapeva bene anche il duo Brouillard al momento della votazione del 2016, ma questa è un’altra storia.

In concreto, dal 2018 nel Canton Vaud esistono sussidi ordinari e sussidi specifici per i premi di casse malati. Obiettivo: limitare al 10% del reddito di un’economia domestica il costo dei premi. Il consiglio di Stato vodese ha recentemente presentato un bilancio sulla misura in vigore da cui risulta che il 36,1% delle vodesi e dei vodesi ( stiamo parlando di 287'000 persone) ha usufruito nel 2020 dei sussidi di casse malati.  Era il 29,7% nel 2017 prima della riforma. E per coprire i costi eventuali del 2021 il Governo vodese ha già messo da parte 800.8 milioni di franchi.

Come sottolinea Mélanie Dieguez, responsabile servizio sociale di Caritas Vaud: “parliamo di una misura positiva, a volte si tratta di poche decine di franchi al mese, più raramente di qualche centinaio di franchi, ma che aiuta molte famiglie. Non risolve tutti i problemi, visto l’aumento costante degli affitti e una certa stagnazione dei salari, ma si tratta di una misura redistributiva efficace contro l’indebitamento”. Già, perché chi ha di più, paga più tasse, tasse con cui si finanziano i sussidi per i redditi medi e bassi. Insomma, così va il mondo, o almeno il Canton Vaud, cioè quello che per molti è diventato un modello. A cui si è forse ispirata anche l’iniziativa del Partito socialista “Per premi meno onerosi” su cui si voterà in futuro. Anche questa, però, è un’altra storia.

Riccardo Bagnato
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