Quando il troppo stroppia

Turismo, se di massa non sempre è positivo e, nelle mete elvetiche prese d'assalto, comincia a serpeggiare un po' di malumore

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C’è una pietra in cima al Rigi, come un menhir di otto tonnellate, impassibile alle gelide folate di vento che in questa stagione spazzano la vetta della “regina delle montagne” nella Svizzera centrale. Una pietra che ben rappresenta la nuova frontiera del turismo svizzero: il galoppante e quasi inesauribile mercato asiatico. Posata in onore del Mount Emei in Cina e frutto di un’azzeccata mossa di marketing, la pietra del Rigi è diventata per alcuni abitanti della regione il simbolo di un turismo di massa che si è spinto troppo in là.

La pietra del
La pietra del "gemellaggio" fra il Rigi e il monte Emei, in Cina (Gianluca Olgiati/RSI)

Il paragone con Venezia o Barcellona è forse azzardato – sono numeri ben diversi – ma i malumori cominciano a farsi sentire anche a Lucerna, meta irrinunciabile per gli operatori turistici asiatici nel loro tour attraverso il Vecchio Continente. Nelle giornate di punta nella cittadina sul lago dei Quattro cantoni arrivano fino a 500 pullman al giorno. Il risultato? Una fiumana di turisti che congestiona le vie del centro, tra la famosa statua del Leone e la fotografatissima Kappelbrücke, ma anche quella che ormai molti ritengono essere diventata una monocultura commerciale in centro: orologerie e gioiellerie ad ogni angolo, un boom di turisti asiatici al quale i commercianti si sono presto adattati impiegando personale cinese. E uno scenario non molto diverso si propone ai piedi della Jungfrau, a Interlaken.

Turisti cinesi sulle nevi elvetiche: i loro pernottamenti in Svizzera sono aumentati del 50% negli ultimi 5 anni
Turisti cinesi sulle nevi elvetiche: i loro pernottamenti in Svizzera sono aumentati del 50% negli ultimi 5 anni (keystone)

Malumori che non possono nascondere quanto in queste località una buona fetta dell’economia ruoti attorno al turismo. E il mercato asiatico da questo punto di vista assume un ruolo sempre più importante. Stando all’Ufficio federale di statistica (UST), in Svizzera i pernottamenti da parte di turisti cinesi sono aumentati di oltre il 50% negli ultimi cinque anni superando nel 2017 quota 1,4 milioni (il quarto mercato straniero, dopo Germania, USA e UK), e con un potenziale di crescita enorme. Inoltre i cinesi sono tra i turisti che durante le vacanze spendono di più, in media 330 al giorno per persona quando si trovano in Svizzera, quasi il doppio rispetto agli altri ospiti stranieri.

Turisti in arrivo dalla Cina sui treni della Rigi-Bahnen
Turisti in arrivo dalla Cina sui treni della Rigi-Bahnen (Gianluca Olgiati/RSI)

Soldi che vanno nelle tasche di chi? E a quale prezzo per la popolazione locale? Sono domande che si pone anche René Stettler, e qui torniamo sulle pendici del Rigi. A Kaltbad, villaggio di un centinaio di abitanti, una delle fermate lungo la salita del trenino rosso verso i 1800 metri della cima del Rigi. Uomo di cultura, il 62enne è il primo firmatario di una petizione sottoscritta in poche settimane da oltre 2'500 persone (tra cui personalità politiche di spicco, oltre all’architetto Mario Botta che ha disegnato lo stabilimento termale di Kaltbad) e intitolata “No a una Disney World sul Rigi”.

René Stettler, primo firmatario della petizione
René Stettler, primo firmatario della petizione (srf)

Nelle giornate estive di punta il Rigi attira fino a 6000 visitatori al giorno, 800'000 all’anno. Ma per la società che gestisce gli impianti di risalita si può fare di più: le Rigi Bahnen prevedono così di investire 60 milioni di franchi per ampliare l’offerta. Una spina nel fianco per René Stettler, contrario a quella che definisce una commercializzazione della montagna.

 
Stefan Otz, direttore della Rigi-Bahnen
Stefan Otz, direttore della Rigi-Bahnen (srf)

Negli ultimi anni le Rigi Bahnen hanno puntato molto sui turisti asiatici, non solo con il gemellaggio e lo “scambio di pietre” con il Mount Emei, ma anche con collaboratori ingaggiati in Cina e Corea. Secondo il direttore della società Stefan Otz è possibile crescere senza che la montagna ne risenta, ad esempio aumentando le frequenze al di fuori delle stagioni o degli orari di punta. “Niente a che vedere con Disney World” – assicura Otz – “in cima al Rigi vogliamo costruire una stazione di arrivo con diverse offerte per intrattenere gli ospiti, acquistare souvenir, mostrare un pezzo di cultura elvetica.”

 

Visioni diverse sullo sviluppo turistico che dopo settimane di muro contro muro sono sfociate in una tavola rotonda a fine novembre. Un primo passo verso l’elaborazione di una visione concordata sullo sviluppo della “regina delle montagne”.

Qualità o quantità? Si potrebbe anche riassumere così il dilemma di fronte al quale si trovano alcune destinazioni svizzere. Un dibattito nel quale si inserisce anche lo studio “Monitor Svizzera” pubblicato il 12 dicembre dal Credit Suisse. Secondo gli esperti della banca, il turismo di massa contribuisce in maniera limitata alla creazione di valore per l’intera economia: gli hotel di fascia altra, la ristorazione e i trasporti non traggono quasi alcun profitto da questo segmento di turisti che viaggiano a basso prezzo. Per il Credit Suisse si tratta quindi di puntare sui viaggiatori individuali, siano essi asiatici o di altre regioni. In altre parole: più qualità invece di quantità.

Gianluca Olgiati

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