Quando internet spegne il cielo

L'astronomia è una passione troppo faticosa nell'era della globalizzazione, ma c'è chi resiste

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Spirito di sacrificio, resistenza al freddo, ma soprattutto un’inguaribile curiosità per tutto quanto brilla lassù. Sono le caratteristiche che accomunano gli appassionati del cielo notturno: una razza in via d’estinzione, in un’epoca dominata dagli schermi e dall’immediata disponibilità di immagini e informazioni.

"Non possiamo non manifestare una certa preoccupazione per il futuro. Dove sono le nuove leve?", domanda la Società astronomica ticinese, forte di oltre 50 anni di storia. In effetti, trascorrere la notte in cima a una montagna, al gelo, dietro a un telescopio, per vedere lo stesso pianeta che il profilo Twitter della NASA può mostrarti comodamente sul divano, può sembrare anacronistico.

Le stelle brillano sopra la Jungfrau, dove si trova l'osservatorio più alto d'Europa
Le stelle brillano sopra la Jungfrau, dove si trova l'osservatorio più alto d'Europa (keystone)

Eppure, una differenza c'è. E sta tutta nel piacere della scoperta, che presuppone un coinvolgimento in prima persona e un contatto diretto con il mondo che si esplora. Nel caso dell'universo, servono buio e altitudine. Lo sa bene chi frequenta gli osservatori. Col passare del tempo, per sfuggire alle luci bisogna salire sempre più in alto. E c'è chi pronostica che tra dieci anni il cielo non sarà più visibile dalla pianura (guarda il video). 

In Svizzera esiste anche un'associazione, Dark-Sky Switzerland, che si batte per limitare l'inquinamento luminoso e proteggere i paesaggi notturni naturali.

In Ticino ci sono cinque osservatori
In Ticino ci sono cinque osservatori (RSI/px)

Il Ticino, in fatto di osservatori, è una terra privilegiata. Ce ne sono ben cinque: la Specola solare ticinese, costituita nel 1980 e specializzata nella determinazione del numero di Wolf relativo all’attività solare; l’Istituto ricerche solari Locarno, realizzato dall’Università tedesca di Göttingen nel 1959; l’osservatorio Calina di Carona, fondato da una benefattrice negli anni ’60; il Monte Lema aperto nel 2002 e attualmente coinvolto anche nello sviluppo di un sentiero bio-geologico; il Monte Generoso, inaugurato nel 1996 dall’astrofisica Margherita Hack.

(Ivo Scheggia)

Sono tutti aperti al pubblico e durante la bella stagione organizzano diversi eventi, come l'osservazione della Luna, di Marte o delle Perseidi nella notte di San Lorenzo. Un'occasione, per chiunque, di staccare gli occhi dallo smartphone e tornare a guardare il cielo. Ma anche per ricordare - per dirlo con le parole di Bertolt Brecht ("Vita di Galileo") - che in fondo, quello su cui viviamo non è altro che "un frammento di roccia che rotola ininterrottamente attraverso lo spazio vuoto e gira intorno ad un astro, uno fra tanti, e neppure troppo importante".

Elena Boromeo

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