Zugo, 27 settembre 2001: il racconto di Josef Lang, sopravvissuto alla strage (keystone)

Quei 91 colpi che lacerarono Zugo

Vent'anni fa la strage che fece 14 morti al Parlamento del cantone: i ricordi, l'emotività, le conseguenze

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Occhiali rotti, lenti frantumate, in mano una giacca di lino blu sfregiata da un proiettile. Sulla piazza della Landsgemeinde di Zugo, Konrad Studerus, deputato del PPD, fu uno dei primi sopravvissuti a raccontare ai giornalisti accorsi sul posto l’orrore appena vissuto nella sala del Gran Consiglio. Era il 27 settembre 2001, un giovedì mattina. Alle 10.30 un uomo armato di fucili e pistole faceva irruzione nella sede di Governo e Parlamento, cominciando a sparare all’impazzata verso i politici. Molti cercarono rifugio sotto le scrivanie, i più fortunati furono solo sfiorati dalle pallottole. Due minuti e 34 secondi di fuoco, 91 colpi sparati, finché l’attentatore rivolse l’arma verso sé stesso e la fece finita. A terra rimasero i corpi senza vita di 14 politici, altri 15 rimasero feriti.

“Facevo finta di esser morto, ma a un dato punto non sono più riuscito a trattenere il respiro, lui se n'è accorto ed ha sparato altri tre colpi, uno mi ha sfiorato la testa. Posso solo dire aver avuto una gran fortuna”, racconta a 20 anni di distanza con la voce tremante Konrad Studerus.

RG 18.30 del 20.09.21 - La testimonianza di Konrad Studerus al microfono di Anna Maria Nunzi
RG 18.30 del 20.09.21 - La testimonianza di Konrad Studerus al microfono di Anna Maria Nunzi
 

Racconti che si intrecciano con quelli di Josef Lang, anche lui soltanto sfiorato da un proiettile alla testa. Malgrado l'orrore vissuto, per lo storico e politico ecologista fu chiaro fin dall'inizio: “Sarebbe sbagliato voler tracciare qualsiasi nesso sociale o partitico, né con lo stile del dibattito politico, né con la fiscalità o la piazza finanziaria di Zugo. Si trattò dell'esplosione di una persona. L'unica questione politica sollevata dalla tragedia fu quella di una legislazione sulle armi insufficiente e irresponsabile.”

Friedrich Leibacher – questo il nome dell’attentatore – utilizzò anche un fucile a pompa, acquistato privatamente qualche settimana prima nel canton Berna. “Oggi avrebbe avuto bisogno di un permesso e l’acquisto sarebbe stato inserito nell’apposito registro. Se fosse stato così già allora, la polizia di Zugo se ne sarebbe accorta e sarebbe scattato l'allarme.”

RG 18.30 del 21.09.21 - Inasprimento della legge sulle armi: l'approfondimento di Alan Crameri
RG 18.30 del 21.09.21 - Inasprimento della legge sulle armi: l'approfondimento di Alan Crameri
 

Leibacher era infatti ben noto alle autorità di Zugo. Un diverbio con un conducente di un bus, anni prima, lo aveva fatto sprofondare in una vertenza senza fine con le autorità. Una lunga serie di lettere, ricorsi e reclami di un uomo che si sentiva vittima di soprusi e al quale una perizia psichiatrica aveva attribuito disturbi della personalità. Il drammatico caso di un “querulomane”, il cui potenziale violento era però sfuggito alle autorità. Da allora a Zugo come in altri cantoni si è investito molto nella prevenzione, introducendo figure di mediatori tra cittadini e autorità, così come banche dati e software per identificare in tempo i soggetti violenti.

RG 18.30 del 21.09.21 - Come prevenire in tempo le minacce: l'approfondimento di Gianluca Olgiati
RG 18.30 del 21.09.21 - Come prevenire in tempo le minacce: l'approfondimento di Gianluca Olgiati
 

Sono passati 20 anni dalla peggior strage nella recente storia criminale della Svizzera. Un attentato che lacerò tante famiglie e un intero cantone. E che fece vacillare la sensazione di sicurezza di tutto un Paese, fiero di avere consiglieri federali che vanno al lavoro in tram o in treno. Da allora i controlli all’entrata dei parlamenti cantonali e di Palazzo federale sono stati rafforzati e anche la protezione dei ministri è stata intensificata.

RG 18.30 del 21.09.21 - Il reportage di Gianluca Olgiati
RG 18.30 del 21.09.21 - Il reportage di Gianluca Olgiati

Ma il canton Zugo come la Svizzera non hanno voluto piegarsi alla barbarie. “Abbiamo sempre detto che sarebbe stato sbagliato farsi condizionare da un assassino, dargli la possibilità di cambiare la nostra vita e anche la cultura politica. Era importante non rimanere paralizzati e riappropriarci della nostra vita”, afferma Tino Jorio, anche lui tra i testimoni della strage in veste di cancelliere, chiamato ad assumere le redini di un cantone il cui Governo era appena stato decimato.

 

Un dossier speciale su PlaySuisse

La strage di Zugo è tra gli avvenimenti che hanno segnato la seconda parte del 2001 cui il PlaySuisse (la piattaforma streaming della SSR che propone un'ampia selezione di documentari, serie e film svizzeri in versione originale con sottotitoli nelle altre lingue) dedica un dossier speciale intitolato 2001: autunno catastrofico in Svizzera.

Gianluca Olgiati
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