Riscoprirsi galapaguegni e solidali

La pandemia - e la chiusura forzata dell'arcipelago per oltre un anno - ha permesso a umani ed animali di ritrovare un proprio equilibrio

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La chiusura causa Coronavirus ha significato per gli abitanti delle Galapagos un isolamento completo dal continente. Per far fronte a questa situazione difficile - le coste di Guayaquil distano quasi 1000 chilometri e la maggior parte di quello di cui gli isolani hanno bisogno arriva via aereo o nave - nelle isole si è diffuso il baratto e il lavoro volontario in campagna. Obiettivo: garantire a tutta la popolazione il cibo durante la pandemia. I pescatori artigianali dell’arcipelago hanno contribuito continuando ad uscire in mare, spesso regalando la pesca giornaliera agli abitanti.

In un territorio sprovvisto di terapie intensive e di centri ospedalieri adatti, è stato il personale del Parco Naturale delle Galapagos a mettere a disposizione le imbarcazioni per trasportare da un’isola all’altra i residenti che sono rimasti bloccati e i primi pazienti contagiati dal Covid-19. L’altra faccia di un’istituzione che si occupa della protezione dell’ambiente e che è stata a volte criticata dai residenti che si dedicano all'unica attività economica dell’arcipelago: il turismo.

Così il Covid-19, per gli studiosi del Parco Nazionale delle Galapagos, è stato l’occasione di poter effettuare nuove ricerche nelle aree solitamente visitate dai turisti. Gli studiosi delle specie autoctone delle Galapagos hanno potuto, per la prima volta, osservare il loro comportamento nella più totale assenza di esseri umani.

 

Le Galapagos sono oggi la prima provincia dell’America latina ad aver completato la campagna di vaccinazione, a inizio luglio 2021, e da qualche settimana hanno riaperto le porte ai visitatori esterni.

Samuel Bregolin

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