"Siamo abbandonati e traditi"

La storia di Hamdullah Hamdard, interprete per le forze Nato - ucciso pochi giorni fa davanti a una moschea - raccontata da suo fratello

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L’ultimo ricordo che ha di suo fratello, Hamdullah Hamdard, risale alla mattina che è stato ucciso dai talebani. Wesequllah Hamdard doveva andare in università, suo fratello lo ha chiamato proponendogli di passeggiare insieme. Andiamo in città, gli disse, io in ufficio, te in aula. E così hanno fatto in una passeggiata che non potevano immaginare fosse l’ultima, parlando della situazione in Afghanistan, dei rischi per i civili, della paura di essere nel mirino dei terroristi.

Entrambi, infatti, avevano lavorato come interpreti e linguisti per le forze militari statunitensi e quelle Nato. Spesso anche durante missioni operative di intelligence non prive di rischi.

Come loro, migliaia di afgani che hanno lavorato come mediatori culturali, guide locali e autisti per soldati occidentali dall’inizio della guerra afgana del 2001. Ben 50 mila quelli che hanno lavorato con le forze armate statunitensi. Dal 2008, circa 70.000 afgani - interpreti e le loro famiglie - si sono trasferiti negli Stati Uniti con uno speciale visto di immigrazione concesso per il loro servizio. Ma circa 20.000 interpreti e le loro famiglie stanno ancora cercando una via d'uscita.

 

Il Presidente Biden aveva garantito un’evacuazione di massa dei collaboratori che si sta rivelando – nelle sue stesse parole – un’evacuazione molto difficile. Il pericolo, per molti di loro, è essere considerati collaborazionisti, infedeli, e quindi condannati a morte, come Hamdullah: "Le truppe occidentali prima ci hanno promesso stabilità e poi ci hanno lasciato nelle mani degli assassini e dei terroristi che volevano combattere. Questo è un tradimento per il paese e una condanna a morte per noi ex interpreti” dice Wesequllah Hamdard.

Francesca Mannocchi

Catena della Solidarietà

La Catena della Solidarietà si è attivata per una raccolta fondi a favore della popolazione in Afghanistan, le cui necessità dal punto di vista umanitario sono state amplificate dall’ascesa al potere dei talebani. Donazioni sono possibili sul conto postale 10-15000-6 o direttamente sul sito www.catena-della-solidarietà.ch.

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