Spartiti salvati dall'acqua alta

C'è, a Bologna, un luogo nel quale la carta violentata da agenti naturali o incuria ritrova il suo antico splendore e la sua missione

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Macchine complesse e artigianato tradizionale: è questa l'insalata di tecniche con cui si salvano i libri alla Frati & Livi di Bologna. Se sono antichi, invasi da parassiti e muffe, li si smonta pezzo per pezzo con cura da chirurghi, li si bonifica e poi li si rimonta incollandoli a pennello e cucendoli a mano. Se sono stati inzuppati da un'alluvione, una marea improvvisa o un sistema antincendio a spruzzo, li si congela e poi li si mette in un liofilizzatore, una grande botte d'acciaio che, sublimando l'acqua, trasforma il ghiaccio in vapore senza passare per lo stato liquido.

Sono ormai più di trent'anni che, grazie alle esperienze e alle idee del titolare, Pietro Livi, e alla sua squadra di restauratori, questo posto si è trasformato in una clinica della carta: testi del passato, manoscritti, documenti. Sebbene operino in diversi rami del settore, la loro specializzazione è quella delle emergenze. Sono stati chiamati per la prima volta a salvare la collezione dell'Archivio dell'Università di Torino, danneggiato dallo straripamento del Po del 2000. Poi, innumerevoli altri episodi: Aulla, Genova, Livorno, lo schianto di un Cessna contro il grattacielo del Pirellone a Milano, il 18 aprile del 2002.

La loro missione più recente, ancora in corso, è quella di salvare gli spartiti manoscritti del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, inondato dal fenomeno dell'acqua alta che ha colpito la città a metà novembre. «Qualche cicatrice rimarrà di sicuro - dice Livi osservando il materiale - ma faremo tornare queste carte allo stato di conservazione precedente al danno».

Filippo Fiorini

Condividi