Storia di Gabriella, la pastora

Laureata, impiegata in un call center, dall'oggi al domani si ritrova, con altre 600 persone senza lavoro. E lei decide di scegliere la terra

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Gabriella fino a 12 anni fa lavorava in un call center, insieme ad altre 600 persone. Poi un giorno, improvvisamente, riceve l’avviso di chiusura. Tutti a casa. Tutti licenziati. Centinaia di famiglie senza stipendio e un tessuto sociale, quello del pistoiese, che soffre per mesi. Gabriella si ritrova improvvisamente senza un modo per sostentarsi, costretta a chiedere aiuti alimentari alla Caritas per mangiare.

Poi un giorno, passeggiando nel terreno che era stato la fattoria dei suoi nonni, l’illuminazione: se dopo la guerra i nonni hanno trovato qui un modo per sfamarsi, lo troverò anche io. Così, con fatica, Gabriella scegllie la terra, le pecore, il sacrificio e diventa una pastora.

“E’ stato il mio istinto di sopravvivenza, dovevamo reagire allo stallo della disoccupazione, ognuno ha trovato il suo modo, la fattoria è stato il mio”. Non un percorso facile, però. Essere donna, soprattutto in agricoltura, non è stato facile. “Nessuno credeva in me, ero denigrata e scoraggiata. Ma ho reagito non curandomene e prendendomi cura della terra con i metodi dei nonni”.

Nel 2014 ha vinto il Premio Giovani per l’agricoltura, 40 mila euro che ha investito in caseificio e macelleria, la sua – dice – è un’azienda in continuo cambiamento. “Non sono ferma, come non lo sono i miei animali. Ho raggiunto un equilibrio e riesco ad apprezzare ogni momento della vita, prima non riuscivo. Nella fattoria impari ad apprezzare ogni momento. Impari che il tempo degli animali è il tempo dell’uomo, e ogni mattina è bella perché ti svegli e sai che devi prenderti cura di qualcosa che vive solo se le dai attenzione”.

Francesca Mannocchi

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