(©Alessandro Tesei)

Storia di Valdik, nato a Ivankiv

L'Ucraina, sotto i riflettori per i fatti del Mare d'Azov, non lo è più per quelli di Chernobyl. Di quel disastro, però, porta ancor oggi le conseguenze

Russia e Ucraina sono di nuovo ai ferri corti e i riflettori dell'attualità internazionale si sono riaccesi.

 

Eppure questo paese, come la Bielorussia, nell'indifferenza dei più, sta ancor oggi facendo i conti con  il "dopo Chernobyl" e la sua eredità.

Storie dimenticate

Lo scienziato bielorusso Yuriy Bandazhevsky, da anni sta studiando le conseguenze della contaminazione dell’incidente di Chernobyl sui bambini residenti nella provincia di Ivankiv e combatte per far conoscere la verità, rischiando la propria vita come è successo in passato. Infatti il professor Bandazhevsky, prima di arrivare in Ucraina, fu anatomo - patologo e rettore dell'Istituto di Medicina di Gomel in Bielorussia dove dimostrò, con numerosi studi di ricerca, che il cesio 137 causa l'insorgenza di gravi patologie cardio-vascolari, denunciando l’inefficienza dello Stato bielorusso di fronte al problema Chernobyl.

Per questo nel 1999 il professor Bandazhevsky fu arrestato dal governo bielorusso e fu condannato a 8 anni di carcere. Dopo cinque anni fu liberato e si trasferì in Ucraina per continuare i suoi studi sulle conseguenze di Chernobyl.

Vladik, 3 anni, è uno dei tanti "figli" di Chernobyl. Vive a Ivankiv, una delle zone dell’Ucraina maggiormente contaminate dal fallout di Chernobyl e si porta dietro una triste conseguenza: un blastoma della colonna lombare. Vladik non cammina ed è incontinente. A novembre 2017 grazie alla Onlus italiana Mondo in Cammino è stato dato vita ad progetto per finanziare l’operazione di asportazione del tumore. Oggi Vladik è ancora vivo. L’80% degli oltre 3700 bambini esaminati dal prof Bandazhevsky, che vivono in queste terre ai confini con la zona di esclusione, presenta turbe del ritmo cardiaco causate dall'accumulo di Cesio 137 nel corpo.

Alessandro Tesei - Pierpaolo Mittica

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