Tra sette giorni... Catalogna

L'appuntamento elettorale del 21 dicembre appare decisivo per il futuro economico e politico della regione

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Mancano esattamente sette giorni alle elezioni regionali del 21 dicembre e, in Catalogna, gli ultimi sondaggi relativi alle intenzioni di voto riflettono una profonda frattura all’interno della società catalana. Esquerra Republicana, partito leader tra le formazioni indipendentiste, si attesta infatti intorno al 22% delle preferenze, seguita a ruota da Ciudadanos, primo tra i partiti unionisti.  Il blocco indipendentista potrebbe quindi mancare per un solo seggio il raggiungimento della maggioranza assoluta (68 seggi) nel Parlamento regionale, obiettivo primario per dare continuità al progetto politico iniziato con la vittoria alle urne del settembre 2015.

La campagna elettorale, ancora in corso, è stata fortemente condizionata dalle vicende giudiziarie dei principali candidati indipendentisti. L’ex presidente catalano Puigdemont continua a dirigere le operazioni della sua nuova lista, Junts Per Catalunya, dall'autoesilio belga, ormai senza la spada di Damocle del mandato di arresto europeo pendente sulla sua testa, dopo la decisione del Tribunale Supremo spagnolo di sospenderne la richiesta alle autorità del Belgio.  Lo stesso Tribunale ha stabilito la scarcerazione dietro cauzione di sei ex Consiglieri del Governo catalano, immediatamente incorporatisi nelle rispettive liste elettorali tranne Meritxell Borrás, lasciando ancora dietro le sbarre l’ex vice presidente e leader di Esquerra Republicana, Oriol Junqueras.

Anche l’Europa guarda con interesse al risultato elettorale catalano, pur avendo ripetutamente ribadito pieno appoggio al premier spagnolo Mariano Rajoy. La Giunta Elettorale Centrale ha intanto stabilito che non ci saranno osservatori internazionali a supervisionare il risultato finale delle elezioni catalane.

Mario Magarò

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