Un passaporto, cento domande

Il progetto della provincia autonoma di Bolzano, già entrato in funzione, oggetto di un'istruttoria del Garante della privacy

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È stato uno dei temi dominanti di questa settimana in Svizzera, ma non solo qui.

 

La provincia autonoma di Bolzano, in Italia, è stata ad esempio la prima a rendere disponibile il "corona pass", un passaporto vaccinale che autorizza chi lo possiede ad accedere a determinate aree (ristoranti al chiuso) o a compiere attività (nuoto o altri sport di contatto) non consentite agli altri.

Si tratta di un semplice QR code che il gestore dell'attività può "leggere" con il suo smartphone e verificare la non contagiosità della persona. Per ottenere il codice è necessario essere in una di queste tre condizioni: aver completato un ciclo di vaccinazione (2 dosi), essere guariti dal Covid o aver fatto un tampone antigenico nelle 72 ore precedenti.

"Lo screening collegato al corona-pass sta funzionando - ha detto il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher - lo abbiamo fatto prima che altrove e i risultati già si vedono". Tuttavia, in Italia, si è acceso il dibattito sulle disuguaglianze che il corona pass creerebbe nei diritti dei cittadini. Il Garante per la Privacy ha aperto un'istruttoria per verificare la legittimità del progetto.

Marco Todarello

 

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