(©Simone Della Ripa)

Un prete senza frontiere

Da circa 40 anni i sacerdoti della comunità luinese, nel Varesotto, celebrano messa ed altri riti cristiani ad Indemini

La fede, si sa, non conosce confini politici e geografici. Fulgido esempio di questo è l'accordo siglato oltre 40 anni fa - stando a quanto raccontano gli abitanti di Indemini fuori dalla chiesetta di San Bartolomeo - dalla diocesi di Lugano con i preti italiani che servono le comunità a ridosso della frontiera.

Si potrebbe dire che, prima ancora che Svizzera ed Italia vergassero gli accordi sull'imposizione dei frontalieri nel 1974, già era operativa la "convenzione spirituale" che impegnava i sacerdoti italiani di Maccagno con Pino e Veddasca o della Valdumentina, ad andare a celebrare messa ad Indemini varcando i confini. Da otto anni questo servizio è svolto da Don Viniero Roncarati, incontrato proprio nel suo appartamento affacciato sulle vallate ticinesi, ma in terra italiana.

Il prete non desidera affrontare il tema delle frontiere politiche, che per la fede non esistono, e dice di compiere il suo dovere affidatogli dal vescovo di Lugano, all'epoca Pier Giacomo Grampa. Racconta di un sacerdozio "semplice" per le valli ticinesi, della sola difficoltà, dovuta anche all'età, di arrivare in alcuni posti come l'Alpe di Neggia, che ultimamente raggiunge in elicottero per la festa di Sant'Anna. C'è qualche differenza di rito tra quello officiato in Veddasca e quello eseguito oltre frontiera, con meno Kyrie eleison: "i ticinesi  - dice scherzosamente don Viniero -hanno forse meno da farsi perdonare". La piccola comunità svizzera che lo vede durante la messa mostra di apprezzare il suo modo "davvero schietto di dire la messa, parlando anche di cose attuali". Il sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca, Fabio Passera, si rallegra della collaborazione in essere ormai da tempo con il Comune di Gambarogno su temi come acqua, navigazione, turismo ed ora... anche la fede.

 

sdr
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