Una colletta per un drone da guerra

La solidarietà polacca nei confronti del popolo ucraino non si è fermata al solo sostegno umanitario - Il reportage

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In Polonia la parola solidarietà (solidarność) ricorda prima di tutto il movimento sindacale e politico di Lech Wałęsa che, a partire dal 1980, lottò contro il monopartitismo comunista e, dopo la caduta del muro di Berlino, guidò la transizione democratica, stravincendo le elezioni del 1989.

Nel 2022 la solidarietà polacca è quella esplosa in modo spontaneo verso il popolo ucraino a seguito dell’invasione russa, il 24 febbraio scorso. Una solidarietà trasversale, in grado - quanto meno in un primo momento - di ricompattare una nazione fortemente polarizzata dalla natura nazionalista e illiberale del partito che guida il Paese, “Diritto e Giustizia” (in polacco: PiS - Prawo i Sprawiedliwość). Una solidarietà che trova nel timore dell’imperialismo russo il suo principale collante. L’idea che l’invasione dell’Ucraina sia solo il primo passo della strategia imperiale di Putin e che la Polonia e le Repubbliche baltiche saranno i prossimi bersagli - se i russi non verranno fermati - è ampiamente diffusa tra i polacchi di tutte le età, di destra e di sinistra, cattolici o secolari che siano.

“Non ci sarà mai una Polonia indipendente senza l’indipendenza di Ucraina, Bielorussia e Lituania” ci ha detto Sławomir Sierakowski, fondatore e caporedattore di Krytyka Polityczna, una rivista fortemente critica nei confronti del Governo e punto di riferimento per le nuove generazioni politicamente orientate a sinistra.

Ecco perché a partire dal 24 febbraio, molto prima che il sostegno delle istituzioni nazionali e comunitarie si mettesse in moto, i cittadini polacchi si sono mossi da soli.

Molti sono partiti in macchina verso il confine per raccogliere direttamente le famiglie ucraine in fuga e portarsele a casa. L’autostazione di Varsavia Zachodnia è diventata, nei giorni immediatamente successivi all’invasione e per diverse settimane ancora, il principale punto di raccolta e primo soccorso. Non solo i cittadini comuni ma anche le imprese hanno partecipato a questa azione di solidarietà; le compagnie telefoniche hanno fornito connessione gratuita ai profughi ucraini e nelle principali città polacche la toponomastica ha cominciato ad apparire in doppia lingua: polacco e cirillico. Ma il sostegno alla causa ucraina non ha riguardato solo l’aspetto umanitario. In controcorrente rispetto al paradigma che - in Europa occidentale - accoppia progressismo e pacifismo, in Polonia è largamente diffuso - anche a sinistra - il favore verso il sostegno militare all’Ucraina. Giovani professionisti di elevato livello culturale, totalmente distanti dalla destra di Governo, ci hanno raccontato di avere intrapreso in auto numerose staffette con taniche cariche di benzina da consegnare, sulla linea di confine, alla resistenza ucraina per riempire le bottiglie Molotov.

Ma l’episodio più eclatante di questo fenomeno è stata l'iniziativa del già citato intellettuale Sławomir Sierakowski che ha lanciato su internet una raccolta fondi per l’acquisto di un drone da guerra Bayraktar TB2, prodotto dall'impresa turca Baykar Technologies. Il crowdfunding ha coinvolto 215’000 persone e ha raccolto in pochi giorni 22,5 milioni di zloty polacchi, equivalenti a quasi 5 milioni di dollari americani. Sierakowski ci ha raccontato questa storia.

 
Italo Rondinella
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