Unico, libero, abusivo, speciale

Si presenta così Giuseppe Spagnuolo, ultimo abitante di Roscigno Vecchia, un paese fantasma diventato patrimonio dell'Unesco

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Roscigno, un piccolo borgo collinare immerso nel Parco del Cilento e Vallo di Diano, all’estremità della valle del Calore, è diviso in due: Roscigno vecchia e nuova. L’abitato originario è sempre stato segnato da dissesti geologici, tanto che è stato soprannominato “Il paese che cammina” (un po' come il paese di Brienz). Tra il 1888 e il 1891 il Genio Civile di Salerno decise di trasferire l’abitato in una nuova contrada. All’inizio del ‘900, in base alle disposizioni di due leggi stabilenti interventi statali a favore dei paesi franosi (legge speciale del 7 luglio 1902 n. 301 e legge del 9 luglio 1908 n. 445), il paese vecchio venne sgomberato ed ebbe inizio la costruzione del nuovo centro, a circa 1 km di distanza. 

Alcuni anziani, però, si rifiutarono di lasciare l’antico nucleo. Tra questi Teodora Lorenzo, detta Dorina (morta nel 2000) e Giuseppe Spagnuolo, 74 anni, oggi l’ultimo abitante e custode della memoria storica di Roscigno. “Il paese è sempre stato soggetto a frane, ma il vero problema era legato alla malaria - racconta - Invece di prevenire e bonificare si preferì spostare il Paese e costruirne un altro”. Oggi Roscigno è diventato un paese museo, patrimonio dell’Unesco.

I paesi fantasma

Secondo l'ultima rilevazione dell'Istat (Istituto nazionale di Statistica), i paesi fantasma in Italia sono circa un migliaio, ma in realtà i centri minuscoli, che una volta erano vivi e oggi sono disabitati e avvolti dal silenzio, sono circa seimila. “Borghi come Roscigno avrebbero dovuto essere curati, mantenuti e trasformati in luoghi dove i giovani potevano rimanere, facendo vivere antichi mestieri e inventandosene di nuovi”, racconta Spagnuolo. Nel corso dell’ultimo anno durante la pandemia, la sua vita non è molto cambiata anche se sul virus lui non ha dubbi “Siamo noi umani ad aver scatenato questo virus. Se inquiniamo fiumi, mari ed oceani, distruggiamo la natura, cosa ci possiamo aspettare? Dobbiamo ricordarci che il padrone non è l’uomo”.

Sara Manisera - Arianna Pagani

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