Yemeniti fuggiti in Egitto

Sono settecentomila, ma solo novemila hanno ottenuto lo statuto di rifugiato. Gli altri cercano di sopravvivere in attesa di tornare a casa

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18 dicembre, giornata internazionale per i diritti del migrante. Noi abbiamo scelto di raccontarvi delle difficoltà che incontrano i migranti yemeniti.

Il conflitto in Yemen e la conseguente crisi umanitaria hanno creato, dal 2015 ad oggi, tre milioni e mezzo di migranti che si muovono soprattutto tra i Paesi arabi che concedono loro visti di ingresso. Questi Paesi sono l’Egitto, il Sudan, la Giordania, Gibuti e la Malesia. Sono Paesi dove gli yemeniti possono recarsi con visti di studio, turismo o con speciali permessi medici. Qui, in genere, rimangono. In particolare l’Egitto, a causa delle cliniche private che offrono condizioni di cura vantaggiose per gli yemeniti, è quello con il numero più alto di migranti da questo Paese. Secondo le stime dell’ambasciata yemenita al Cairo, si parla di circa 700mila persone residenti nel Paese di cui solo 9mila sono riuscite ad ottenere lo status di rifugiato. I più non riescono ad ottenere questo riconoscimento da Unhcr, e accettano condizioni di vita al limite della povertà, e lavori sottopagati, affrontando tasse di residenza molto costose e affitti improponibili per la loro capacità economica.

È il caso di Samar, vedova con cinque figli, di cui la maggiore in Egitto, che si mantiene facendo la make-up artist. “Per ogni persona la residenza costa duecento dollari. Se non paghi per la residenza, ti tagliano la linea telefonica, quindi non potrei comunicare con i miei bambini in Yemen. Devo essere in grado di pagare la residenza, prima ancora di pagare per i servizi che utilizzo”. È il caso di Mohammad, che è arrivato dallo Yemen per farsi operare dopo essere diventato paraplegico per ferite di guerra, e che sogna di laurearsi in informatica al Cairo ma non trova una casa. Si tratta di storie e condizioni molto comuni tra i migranti yemeniti di oggi e molto diverse, rispetto a quelle dei migranti di trenta anni fa. Il vice primario di Chirurgia dell’Ospedale regionale di Locarno, Jaleel al-Muaid, infatti, è yemenita e ci racconta una storia del tutto diversa: “Ho avuto una borsa di studio nel 1982 per studiare medicina in Italia e lì sono rimasto per nove anni. Poi ho continuato in Svizzera. Adesso da 26 anni sono qui”. Il chirurgo, che ha promosso una missione dell’ospedale di Locarno in Yemen fino al 2013, spiega: “Il problema della migrazione dallo Yemen per motivi di salute è basato soprattutto sulla mancanza di servizi adeguati nel Paese. Se non c'è una stabilità politica e una pace in Yemen, se non c'è l'intenzione di appoggiare o sostenere l'infrastruttura sanitaria per fare curare gli yemeniti in patria, la gestione di questa migrazione sarà sempre più difficile”.

Laura Silvia Battaglia

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