I contrari riuniti in conferenza stampa oggi, venerdì, a Berna
I contrari riuniti in conferenza stampa oggi, venerdì, a Berna (keystone)

“La riforma dell’AVS penalizza le lavoratrici”

I contrari all'innalzamento dell'età pensionabile per le donne scendono in campo in vista del voto del 25 settembre

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

La riforma dell'AVS, in votazione il prossimo 25 di settembre, andrà a svantaggio delle donne che non solo saranno penalizzate sulle rendite, ma dovranno lavorare un anno in più. Lo sostengono l’Unione sindacale svizzera (USS), UNIA, Partito socialista e Verdi che, lanciando oggi – venerdì – la campagna per il “no”, invitano gli elettori a respingere un testo giudicato poco equilibrato, assieme al previsto aumento dell'IVA.

La popolazione voterà infatti due volte: prima sulla riforma vera e un'altra sull'aumento dell'Iva destinato in parte a finanziarla. In quest'ultimo caso è necessario un doppio "sì" visto che il tasso di IVA è inserito nella Costituzione federale. L'aumento dell'IVA può entrare in vigore solo se il popolo accetta le altre misure, e viceversa.

Momento sfavorevole

Per i contrari alla riforma, riuniti oggi a Berna, vi è un altro aspetto che gioca a sfavore della modifica della legge, ossia il previsto aumento dell'IVA volto a finanziare le rendite. Alla luce dell'incremento attuale dell'inflazione, l'aumento prospettato avrà un impatto negativo sul potere d'acquisto della popolazione.

Su quest'ultimo aspetto, oltre all'introduzione della stessa età di pensionamento per uomini e donne, ovvero 65 anni, il consigliere nazionale Pierre-Yves Maillard (PS/VD) e presidente dell'USS, ha rammentato che l'aumento dell'Iva di 0,4 punti percentuali (dal 7,7% all'8,1%), si aggiungerà all'attesa "stangata" sui premi malattia prevista per questo autunno e all'aumento dei prezzi. La popolazione, secondo il deputato vodese, verrà privata globalmente di parecchi miliardi di franchi; insomma, il momento scelto per l'introduzione di questa riforma "non è dei più favorevoli".

Stando a Maillard, il fatto che si giustifichi l'aumento dell'età pensionabile delle donne con l'argomento che la popolazione in generale viva più a lungo, rappresenta una spiegazione semplicistica: in Svizzera si lavora, in realtà, sempre di più.

Le donne, oltre a svolgere i compiti tradizionali loro attributi come l'educazione dei figli, sono entrate massicciamente sul mercato del lavoro, pagando le rispettive quote per l'AVS e contribuendo a mantenerne in salute i conti che, contrariamente alle previsioni catastrofiche del Consiglio federale, godono di buona salute: il fondo AVS è dotato attualmente di 47 miliardi di franchi.

I "buchi" nei conti dell'AVS paventati nel 2010 dal Consiglio federale non si sono insomma verificati. Non vi è quindi alcuna ragione di aumentare l'età di pensionamento delle donne. Tra l'altro, ha sottolineato il deputato socialista, la pandemia ha dimostrato che i soldi in Svizzera non mancano di certo.

Donne già penalizzate

Per i contrari alla riforma, AVS 21 comporta la perdita di un anno di pensione per le donne, ossia quasi 26 mila franchi a testa. "È uno scandalo se si considera che una donna su quattro riceve solo l'AVS e che una donna su nove deve richiedere prestazioni complementari per vivere della propria pensione", ha denunciato la vicepresidente del PS, Mattea Meyer. Le donne ricevono già un terzo in meno di pensione, eppure spetta soprattutto a loro occuparsi principalmente di figli, nipoti e parenti malati e svolgere altri lavori impegnativi ma scarsamente retribuiti.

Inoltre, le donne lavorano tanto o più degli uomini sia nelle attività retribuite che in quelle non retribuite, ha affermato la consigliera nazionale Léonore Porchet (Verdi/VD), vicepresidente di Travail.Suisse, precisando che la discriminazione a livello di salari tutt'ora esistente tra uomini e donne costa a queste ultime una perdita di 825 milioni di franchi l'anno nell'AVS.

No a smantellamento progressivo

Stando ai membri dell'alleanza che ha lanciato il referendum, AVS 21 rappresenterebbe il primo passo del processo di smantellamento del sistema sociale elvetico. Il prossimo passo è previsto per il 2026 e potrebbe portare a un aumento dell'età pensionabile per tutti. L'iniziativa dei giovani PLR chiede infatti di adeguare l'età pensionabile all'aspettativa di vita.

Ma per la sinistra una simile eventualità è inaccettabile: la fascia di popolazione d'età compresa tra i 60 e i 64 anni registra già il tasso di disoccupazione più elevato. Poiché molti datori di lavoro non danno loro un'altra possibilità di impiego, l'innalzamento dell'età pensionabile non farebbe che peggiorare la situazione.

Berset difende la pensione a 65 anni per le donne

Lunedì a Berna, il consigliere federale Alain Berset ha per parte sua difeso l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne:

 
ATS/Red.MM
Condividi