Guardie di confine e funzionari doganali verranno accorpati (keystone)

Dogane, una riforma che fa discutere

Clima di paura, riorganizzazioni senza base legale, ingerenze nei compiti di polizia: la situazione descritta da alcune testimonianze provoca anche reazioni politiche

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Il nuovo "Ufficio federale delle dogane e della sicurezza dei confini" che dovrebbe nascere entro il 2023-2024 grazie all'accorpamento di guardie di confine e funzionari doganali, per un totale di circa 4’500 dipendenti coinvolti, prevede alcune riforme. Tra queste: la stessa formazione base, uniforme per tutti, più personale armato e moltissima digitalizzazione nelle procedure.

Il progetto, la cui base legale è tuttora in consultazione, costituisce la risposta governativa agli ambiti sempre più variegati di cui si deve occupare l'attuale Amministrazione federale delle dogane (dall'immigrazione al traffico veicolare, dai farmaci al contrabbando di denaro), i cui effettivi non possono essere adeguatamente aumentati.

La flessibilizzazione delle risorse, annunciata due anni fa, aveva già suscitato critiche e timori, in particolare per chi dall'ufficio passerà alla strada munito di pistola senza aver mai maneggiato un'arma. Una prima risposta era già arrivata ("state tranquilli, nessuno sarà obbligato a portare l'arma"), molte altre domande sono nel frattempo sorte e il perno attorno al quale esse ruotano è sempre lui: Cristian Bock, direttore dell'Amministrazione federale delle dogane, con i suoi metodi.

Numerosi articoli di stampa - pubblicati perlopiù dal gruppo CH Media - riferiscono di un clima ultradirigistico, di controverse riorganizzazioni logistiche già in corso d'opera senza (ancora) base legale, di tentativi più o meno espliciti di creare anche in Svizzera una sorta di “guardia di finanza” con evidenti ingerenze nelle competenze cantonali. I servizi giornalistici, dicono gli autori, si fondano su decine di testimonianze raccolte.

L'Amministrazione federale delle dogane, interpellata dalla RSI, afferma di prendere molto sul serio le preoccupazioni dei dipendenti e di essere consapevole che un processo di trasformazione genera incertezza. Allo stesso tempo respinge l'intenzione di voler trasformare l'Amministrazione federale delle dogane in una specie di polizia federale.

RG 18.30 del 03.05.2021 - Le reazioni politiche raccolte da Gian Paolo Driussi
RG 18.30 del 03.05.2021 - Le reazioni politiche raccolte da Gian Paolo Driussi
 

Intanto, però, sul tema sono state depositate due interpellanze al Consiglio federale, firmate dalla consigliera nazionale ticinese dei Verdi Greta Gysin, che è co-presidente del sindacato Transfair, al quale aderisce una parte del personale dell'Amministrazione federale delle dogane. Gysin ai microfoni della RSI ha confermato i timori, mentre da parte sua la sottocommissione parlamentare cui compete la vigilanza dice: sorvegliamo e continueremo a sorvegliare l'intero cantiere, non indaghiamo su vicende personali.

RG-Driussi/eb
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