Dick Marty alla consegna delle firme raccolte da una coalizione di ONG (keystone)

Imprese responsabili, alle urne

Il Parlamento ha scartato un controprogetto che soddisfi i promotori. Si voterà sulla possibilità di denunciare in Svizzera le multinazionali per reati all’estero

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Il Parlamento ha scartato definitivamente un controprogetto relativo all’iniziativa per le imprese responsabili che avrebbe potuto accontentare i promotori. Vista la decisione presa oggi (giovedì) a Berna, questi ultimi non ritireranno quindi il testo.

Il popolo sarà dunque chiamato a votare sulla possibilità di denunciare in Svizzera le multinazionali per infrazioni commesse all’estero dalle loro controllate, ma per una legge definitiva ci vorranno ancora anni.

“C’è delusione e sconcerto per il tempo che ci è voluto affinché il Parlamento arrivasse a questa decisione” spiega ai nostri microfoni Dick Marty, co-presidente del comitato d’iniziativa. Il riferimento va alla scelta della conferenza di conciliazione, che si attiva quanto tra Consiglio nazionale e degli Stati non si trova una linea comune. Questa conferenza composta da sei deputati fa un'ultima proposta, alla quale le due Camere potranno per un’ultima volta dire sì o no. Ma la proposta scaturita oggi e che verrà votata in Parlamento nei prossimi giorni ricalca la variante meno severa con le imprese attive all'estero, obbligandole solo a riferire di eventuali infrazioni ambientali o ai diritti umani delle proprie filiali controllate all'estero. L'iniziativa pretende invece che si possano denunciare, cioè portare in tribunale, le case madri in svizzera in caso di sospetti sfruttamenti dei lavoratori o altre gravi infrazioni in altri paesi.

Anni primi di una legge concreta

Dick Marty, che nella sua carriera politica di campagne ne ha vissute molte, si aspetta una discussione accesa: “È una campagna particolarmente intensa, che lo diventerà ancora di più nelle prossime settimane e nei prossimi mesi”.

Il rimpianto dal suo punto di vista è che se anche l'iniziativa venisse accettata, per una legge con effetti concreti bisognerà attendere ancora a lungo. “Ci vorranno al minimo 3 o 4 anni, ma ci sono situazioni in paesi molto fragili che sono inaccettabili”, ci spiega.

Consensi che rischiano di assottigliarsi

L'iniziativa è sostenuta da molte organizzazioni d'aiuto umanitario e dalle chiese e secondo i sondaggi gode di ampie simpatie nella popolazione. Tuttavia, assomiglia a molti testi che con l'avvicinarsi della votazione perdono consensi, alla luce di argomenti che puntano soprattutto sul mantenimento della concorrenzialità della piazza economica.

RG-Alan Crameri/ludoC
Condividi