Un'intesa complicata
Un'intesa complicata (Keystone)

L'accordo quadro non sarà concluso

Il Consiglio federale mette termine alle trattative con l'UE: divergenze sostanziali - Berna ora cerca un dialogo politico sul proseguimento della collaborazione
mercoledì 26 maggio 2021 03:46

Le trattative tra Svizzera e Unione Europea per tentare di giungere ad un accordo istituzionale quadro all'interno del quale sviluppare gli accordi bilaterali sono finite. Vi ha messo un termine il Consiglio federale che mercoledì ha fatto sapere a Bruxelles che non firmerà. "Le condizioni per una conclusione dell’Accordo non sono soddisfatte" poiché "sussistono ancora divergenze sostanziali in alcuni settori chiave".

La posizione elvetica è stata illustrata in una conferenza stampa dai consiglieri federali Guy Parmelin, Ignazio Cassis e Karin Keller-Sutter. L’Esecutivo ora cercherà di avviare un dialogo politico con l’UE sul proseguimento della collaborazione. Per Berna "salvaguardare la collaudata via bilaterale e portare avanti con convinzione gli accordi esistenti" è nell'interesse di entrambe le parti.

Le trattative sull’accordo quadro istituzionale erano iniziate nel 2014. Un’intesa era stata raggiunta nell’autunno del 2018. Il Consiglio federale l’aveva messa in consultazione suscitando critiche da destra e da sinistra. A quel punto la Confederazione aveva chiesto a Bruxelles chiarimenti su tre punti vincolando la propria firma all’ottenimento di garanzie riguardanti: protezione dei salari, direttiva sulla cittadinanza europea e aiuti statali. Poi la questione si era bloccata (non da ultimo perché l’UE è stata impegnata sul fronte Brexit) fino all’autunno 2020 quando il capo negoziatore svizzero con l’UE, Roberto Balzaretti, era stato sostituito da Livia Leu che ha ripreso le trattative. Guy Parmelin aveva cercato di indurre la Commissione europea a rivedere le sue posizioni lo scorso 23 aprile quando si era recato a Bruxelles per incontrare Ursula von der Leyen, ma il summit non aveva portato ad una svolta.

"I colloqui hanno consentito di migliorare la comprensione reciproca delle rispettive posizioni, che sono tuttavia rimaste distanti in termini di contenuto", rileva una nota del Consiglio federale.

di Diego Moles, Fabio Dotti e Dario Lanfranconi

26.05.2021 ore 22:24
Per Cassis non è una sconfitta personale

Per Ignazio Cassis non si tratta di una sconfitta personale.

"Reagiamo male sotto pressione"

Ignazio Cassis sulla fine delle trattative con Bruxelles sull'accordo quadro: "Meglio chiudere questo cammino e iniziarne un altro".

26.05.2021 ore 21:42
Le considerazioni di Reto Ceschi

Secondo Reto Ceschi non è un giorno nero per la Svizzera.

Le considerazioni di Reto Ceschi
26.05.2021 ore 21:32
Nessuna sorpresa per la Conferenza dei governi cantonali

La reazione della Conferenza dei governi cantonali.

26.05.2021: La reazione della Conferenza dei governi cantonali
26.05.2021 ore 21:30
La reazione di economia e sindacati

Le reazioni dal mondo economico e dei sindacati.

26.05.2021: La reazione di economia e sindacati
26.05.2021 ore 18:58
"Una brusca battuta d'arresto"

La decisione di interrompere i negoziati sull’accordo quadro è una brusca battuta d’arresto nelle relazioni con l’UE. Dopo l’incontro dello scorso aprile tra il presidente della Confederazione Guy Parmelin e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si erano evidenziate divergenze sostanziali, ma era anche stato manifestato l’interesse bilaterale di non interrompere il dialogo.

RG 18.30 del 26.05.2021 - L'analisi di Anna Riva sull’interruzione dei negoziati sull’accordo quadro
26.05.2021 ore 17:56
Schwab: “Eravamo molto vicini a un compromesso, è un peccato”

Il nostro corrispondente a Bruxelles Tomas Miglierina è riuscito a raccogliere una dichiarazione del deputato tedesco (CDU) Andreas Schwab, presidente della delegazione parlamentare europea per i rapporti con la Svizzera.

“È un momento molto triste per l’Unione europea perché il Governo svizzero ha preso una decisione di cui non c’era bisogno. Siamo stati molto vicini a un compromesso tra Svizzera e UE e non erano molti i punti di attrito. Nell’interesse dei cittadini c’era quindi una possibilità di trovare un compromesso, ma purtroppo il Governo svizzero ha deciso altrimenti e rispettiamo questa decisione”.

Schwab ha poi sottolineato come la popolazione svizzera fosse positiva sull’accordo e in generale sulla cooperazione tra Berna e Bruxelles, citando un sondaggio recente dove emergeva un sostegno popolare oltre il 60%.

Ascolta la dichiarazione integrale.

Il commento di Andreas Schwab
26.05.2021 ore 17:15
Travail.Suisse: "È la migliore via d'uscita"

Secondo Travail.Suisse, l’interruzione dei negoziati sull’accordo quadro “è la migliore via d’uscita”. Per l’organizzazione mantello dei lavoratori indipendenti è ora importante evitare un’escalation, perché un no all’accordo quadro “non è assolutamente un no alle relazioni consolidate con il nostro vicino diretto e il nostro più importante partner commerciale”, si legge in una nota. Per Travail.Suisse, il percorso bilaterale con l’UE deve continuare ed essere sviluppato. “Dal punto di vista dei lavoratori, l’accordo quadro istituzionale è stato un fallimento, ma le relazioni consolidate con l’UE sono comunque estremamente importanti”, ha detto Gabriel Fischer, responsabile della politica economica di Travail.Suisse.

26.05.2021 ore 16:52
I cantoni: “Fondamentale mantenere relazioni solide”

A stretto giro di posta è giunto anche il commento della Conferenza dei governi cantonali che, in una nota, deplorano il fallimento dei negoziati per un accordo istituzionale con l’Unione europea.

“I cantoni hanno sempre sostenuto la necessità di un accordo con l’UE come garanzia di una relazione duratura e stabile con il nostro vicino diretto e partner economico più importante”. Secondo i governi cantonali l’approccio bilaterale deve continuare ad essere perseguito anche se i negoziati sono falliti, e “le conseguenze di questo fallimento e le questioni in sospeso nelle relazioni con l’UE dovrebbero venir chiarite il più presto possibile”.

I cantoni considerano anche importante che la Svizzera mantenga e sviluppi le sue relazioni commerciali al di fuori dell’UE. Nonostante il fallimento dei negoziati, ribadiscono il loro sostegno al Consiglio Federale, poiché ora è importante mantenere e sviluppare gli accordi contrattuali con Bruxelles e gli altri partner commerciali. “I cantoni sono pronti a lavorare insieme al governo federale per raggiungere questo obiettivo” conclude la nota.

26.05.2021 ore 16:44
Economiesuisse rammaricata

Economiesuisse si rammarica che le consultazioni tra Berna e Bruxelles non abbiano portato a un risultato positivo, sebbene non sia sorpesa della decisione presa dalla Confederazione. “Spetta ora al Consiglio federale stabilizzare il percorso bilaterale e minimizzare i danni”, si legge in una nota. Per l’organizzazione mantello dell’economia svizzera, rimangono della massima importanza delle relazioni stabili e a lungo termine con l’Unione europea e i suoi Stati membri. Preservare i vantaggi della via bilaterale “deve quindi rimanere l’obiettivo prioritario della politica economica estera elvetica. A tal fine, dopo il fallimento dell’accordo istituzionale, in una prima fase è necessario stabilizzare gli accordi esistenti e minimizzare i danni”.

26.05.2021 ore 16:27
La prima reazione da Bruxelles: “Rammaricati, ne prendiamo atto, ma i bilaterali invecchiano”

Nel frattempo, sul sito della Commissione europea, è apparsa anche una prima reazione ufficiale. “Prendiamo atto di questa decisione unilaterale del governo svizzero e ci rammarichiamo di questa decisione, visti i progressi che sono stati fatti negli ultimi anni per rendere l’accordo quadro istituzionale una realtà”. Per la Commissione UE l’accordo quadro istituzionale era inteso come la base per migliorare e sviluppare le relazioni bilaterali UE-Svizzera per il futuro. “Il suo scopo principale era quello di garantire che chiunque operi nel mercato unico dell’UE, al quale la Svizzera ha un accesso significativo, si trovi alle stesse condizioni. Si tratta fondamentalmente di una questione di equità e di certezza del diritto. L’accesso privilegiato al mercato unico deve significare il rispetto delle stesse regole e degli stessi obblighi”.

Nella nota viene inoltre sottolineato come questo accordo avrebbe permesso un consolidamento dell’approccio bilaterale e assicurato la sua sostenibilità e il suo ulteriore sviluppo. “Senza questo accordo, questa modernizzazione delle nostre relazioni non sarà possibile e i nostri accordi bilaterali invecchieranno inevitabilmente: sono passati 50 anni dall’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio, 20 anni dagli accordi bilaterali I e II. Già oggi, non sono all’altezza di quello che dovrebbe e potrebbe essere il rapporto tra l’UE e la Svizzera. Ora analizzeremo attentamente l’impatto di questo annuncio” conclude la nota.

26.05.2021 ore 16:15
"I bilaterali sono nell'interesse di entrambi"

“La via bilaterale è nell’interesse della Svizzera e dell’Unione Europea”, ha affermato la consigliera federale Karin Keller-Sutter ricordando l’importanza delle varie intese raggiunte nel corso degli anni. L’accordo istituzionale avrebbe permesso di chiarire quali regole si sarebbero applicate in futuro. Ciò non è stato il caso, ci saranno conseguenze, ma si troveranno delle soluzioni. In tal senso il Dipartimento federale di giustizia e polizia è già stato incaricato di esaminare in che modo si potrebbero stabilizzare le relazioni bilaterali attraverso eventuali adeguamenti della legislazione nazionale. Adeguamenti che, ha sottolineato la consigliera federale saranno “autonomi” e avverranno sulla base del sistema decisionale elvetico.

“L’Ufficio federale di giustizia individuerà le attuali divergenze tra il diritto dell’UE e l’ordinamento giuridico svizzero e chiarirà dove l’armonizzazione giuridica potrebbe essere utile e di reciproco interesse” ha spiegato Karin Keller-Sutter assicurando che le parti sociali e i cantoni saranno coinvolti.

26.05.2021 ore 16:02
Effetti negativi inevitabili

La mancata conclusione dell’Accordo porterà con sé anche effetti negativi per l’accesso al mercato europeo e la partecipazione ai programmi di ricerca. Lo ha sottolineato chiaramente il consigliere federale Ignazio Cassis, responsabile del Dipartimento degli affari esteri, chiedendo a Bruxelles di trattare la Svizzera “non peggio, ma alla pari degli altri Stati terzi”.

Il Consiglio federale non si nasconde che l’UE ha dichiarato in varie occasioni e reso palese di non essere disposta a concludere nuovi accordi di accesso al mercato in mancanza di un accordo istituzionale. Per l’Esecutivo però è “nell’interesse di entrambe le parti che gli accordi esistenti (come quello relativo agli ostacoli tecnici al commercio, per quanto riguarda i dispositivi medici) continuino a essere aggiornati e che non vengano stabiliti collegamenti politici non pertinenti che coinvolgano, per esempio, la cooperazione nel campo della ricerca o l’equivalenza delle borse”. Berna conta inoltre sul fatto che non sia accantonata la cooperazione in ambiti collaudati, come quelli della sanità e dell’elettricità.

Per mitigare le conseguenze negative, il Consiglio federale ha da tempo cominciato a pianificare e parzialmente attuare misure di attenuazione volte a contenere i danni, tra cui la misura di protezione dell’infrastruttura delle borse svizzere attivata nel giugno 2019 con cui la Svizzera ha reagito alla revoca del riconoscimento dell’equivalenza da parte dell’UE.

26.05.2021 ore 15:58
"Siamo un partner affidabile"

Secondo il Consiglio federale, dati gli strettissimi legami anche economici tra le parti, è nell’interesse comune della Svizzera e dell’UE portare avanti la via bilaterale anche senza la conclusione di un accordo istituzionale. La cooperazione attuale si basa 100 accordi settoriali. “La Svizzera rimane un partner affidabile e impegnato dell’UE e dà un contributo costruttivo a una collaborazione ben funzionante” sottolinea il Consiglio federale che fa sapere che si adopererà affinché il Parlamento sblocchi al più presto i fondi e si giunga rapidamente a una finalizzazione del memorandum d’intesa con l’UE.

Il Governo ha pertanto proposto a Bruxelles di avviare un dialogo politico al fine di sviluppare e attuare un’agenda condivisa sulla futura collaborazione e punta a cercare di risolvere insieme problemi specifici, “garantendo così l’applicazione quanto più fluida possibile degli accordi esistenti”. Con Bruxelles si vorrebbe avviare un dialogo politico al fine di sviluppare e attuare un’agenda condivisa sulla futura collaborazione. Berna punta a cercare di risolvere insieme problemi specifici, garantendo così l’applicazione quanto più fluida possibile degli accordi esistenti.

Notiziario 16.00 del 26.05.2021 - La diretta di Alberto Andreani
26.05.2021 ore 15:54
"Si è lavorato con la massima serietà"

Le trattative tra Berna e Bruxelles sono state condotte con la massima serietà. Lo ha sottolineato il consigliere federale Ignazio Cassis illustrando quanto fatto nel corso degli ultimi anni per cercare di trovare una intesa sui tre punti non accettabili per la Svizzera che, in particolare, chiedeva garanzie sulla libera circolazione sui quali vi è una visione completamente diversa (per la Confederazione concerne i lavoratori, per l’UE riguarda tutti i suoi cittadini).


Ignazio Cassis: "Dobbiamo esplorare nuove vie, abbiamo tanta fiducia anche in noi stessi"
26.05.2021 ore 15:51
Le soluzioni di cui la Svizzera aveva bisogno non sono state trovate

“I colloqui con l’UE non hanno permesso di trovare le soluzioni di cui la Svizzera aveva bisogno nei settori della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE, della protezione dei salari e degli aiuti di Stato”, ha sottolineato il presidente Guy Parmelin rilevando che la bozza era stata ritenuta definitiva da Bruxelles che aveva reso noto di ritenere concluse le trattative nel novembre 2018.

26.05.2021 ore 15:47
L’annuncio della fine delle trattative iniziate nel 2014

Il Consiglio federale ha reso noto che “nella sua seduta del 26 maggio ha sottoposto i risultati dei negoziati sull’Accordo istituzionale a una valutazione globale e ha constatato che sussistono ancora divergenze sostanziali tra la Svizzera e l’UE in alcuni settori chiave”. Da qui la decisione di non firmare l’Accordo istituzionale che “segna la fine di un processo negoziale durato sette anni”.

A spiegare le ragioni della mossa davanti alla stampa si sono presentati tre consiglieri federali: Ignazio Cassis, Karin Keller-Sutter e il presidente Guy Parmelin che ha ribadito che la Confederazione ha la volontà di continuare a dialogare con Bruxelles per rafforzare il legame economico, geografico, culturale ed ideale che unisce la Svizzera, ai suoi vicini e all’intera Europa.