La proposta di modifica costituzionale venne depositata nel 2018, corredata da più di 104'000 firme
La proposta di modifica costituzionale venne depositata nel 2018, corredata da più di 104'000 firme (keystone)

Niente soldi per materiale bellico

L’iniziativa per il divieto di finanziamento ai produttori. Il secondo oggetto sottoposto al popolo per le votazioni del 29 novembre

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L’iniziativa “Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico”, riuscita nel 2018 con più di 104’000 sottoscrizioni a sostegno, si pone l’obiettivo di contribuire a frenare la produzione internazionale di armi. La revisione costituzionale all’esame del popolo precisa l’estensione di tale divieto, la nozione di produttori di materiale bellico e le tipologie dei finanziamenti in questione.

La proibizione dei finanziamenti prevista dall’iniziativa verrebbe applicata alla BNS, alle fondazioni, all’AVS/AI e alle casse pensioni. Per produttori di materiale bellico, in base alla definizione del testo, vanno intese quelle aziende che realizzano più del 5% del loro fatturato annuo attraverso la fabbricazione di tale materiale (armi o componenti). Le modalità di finanziamento vietate vanno dalla concessione ai produttori di crediti e mutui, fino alle partecipazioni al loro capitale e all’acquisto di quote di prodotti finanziari che comprendono elementi d’investimento in tali aziende.

La consegna a Berna delle firme dell'iniziativa, nel giugno del 2018
La consegna a Berna delle firme dell'iniziativa, nel giugno del 2018 (keystone)

Sotto quest’ultimo aspetto va evidenziato che esistono fondi azionari di rilievo, sui mercati internazionali, composti in parte anche da titoli di aziende attive non solo nella fabbricazione di beni a uso civile, ma anche in quella di materiale bellico. A istituzioni come banche ed enti legati alla previdenza statale e professionale è attualmente data la possibilità di investire in tali fondi. Se il testo venisse approvato in votazione, gli investimenti di questo genere verrebbero quindi preclusi e quelli già in corso andrebbero liquidati entro un periodo di 4 anni.

L’iniziativa prevede inoltre che la Confederazione si impegni, sul piano interno e a livello internazionale, in modo che tale divieto venga imposto anche alle banche e alle assicurazioni. Ciò avrebbe ripercussioni evidenti per imprese d’armamento attive in Svizzera, come la RUAG, e per diverse aziende dell’indotto che fabbricano o lavorano componenti destinate al materiale bellico. Sulla base delle quote del volume d’affari da esse realizzate, e del fatto che l’iniziativa concerne tutti i tipi di materiale a uso bellico, queste imprese sarebbero identificate come produttori nei termini indicati dal testo.

Gli argomenti degli iniziativisti

I sostenitori dell’iniziativa richiamano l’attenzione sul dramma delle guerre e dei conflitti armati nel mondo. Sottolineano quindi la contraddizione fra una Svizzera che cerca di adoperarsi per la risoluzione dei conflitti, permettendo però al tempo stesso il finanziamento dei produttori di materiale bellico. 

Si tratta quindi, attraverso l’adozione del testo, di fare trasparenza e contribuire a rendere etico e sostenibile il settore finanziario. Già attualmente, osservano i promotori del testo, diversi istituti previdenziali escludono in modo sistematico gli investimenti legati al materiale bellico e conseguono ugualmente rendimenti in linea con il mercato.

Il “no” di Governo e Parlamento

Il Consiglio federale e le Camere si oppongono all’iniziativa, sottolineando la rigidità delle sue disposizioni e sostenendo la validità dei divieti di finanziamento già stabiliti dalla legge sul materiale bellico attualmente in vigore. Il Governo, pur comprendendo le istanze degli iniziativisti, ritiene che il loro testo non otterrebbe gli esiti auspicati, visto che la produzione di armamenti nel mondo non diminuirebbe. 

Concrete sarebbero invece le ripercussioni per l’economia, fra la riduzione dei margini d’investimento per istituti previdenziali, banche e assicurazioni, e le ripercussioni negative per i canali di credito delle industrie interessate.

ARi

Sondaggio SSR sul 29 novembre

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