La Patria dall'alto...
La Patria dall'alto... (FB/Résistance Helvétique)

Résistance Helvétique, i sovranisti svizzeri

Sono una quarantina, non sono un movimento politico, ma ideologico. E hanno nel localismo e nella difesa delle radici la loro ragion d'essere

Quando li abbiamo contattati, hanno declinato l'offerta di un'intervista. Rifiutano l'etichetta di "cattivi" che è stata loro troppo spesso affibbiata, ma soprattutto respingono ogni legame con il neonazismo. Hanno accettato di rispondere ad alcune domande per iscritto sulla loro attività.

Quanti sono i membri di Résistance Helvétique?

"Résistance Helvétique conta attualmente una quarantina di membri attivi".

Quale etichetta (se esiste) vi rappresenta maggiormente? Estrema destra, destra radicale, terza via, nazionalisti, …

"Siamo un movimento “elvetista”, significa che vogliamo fare perdurare il modo di vivere, leggendario o no, che i nostri antenati hanno conosciuto. Combattiamo contro la perdita dei valori tradizionali e vogliamo farli rivivere sotto forma del localismo, della difesa delle nostre tradizioni e della nostra identità, e del sovranismo. Questi concetti sono oggi corrotti dalla volontà di un'ideologia mondialista e artificiale, il “progressismo”, che vuole eliminare la diversità umana oggi esistente, e renderci intercambiabili secondo le tendenze del mercato. Difendiamo una terza via, un’alternativa sia al capitalismo sfrenato sia ad un socialismo utopista. Non ci riconosciamo nei movimenti politici attuali, ed è questa la ragione della nostra esistenza".

Cosa rimproverate ai media “mainstream” (quelli a più ampia diffusione -quotidiani, radiotelevisioni private e di servizio pubblico) quando dite che vi dipingono come dei “cattivi”?

"I media “mainstream” obbediscono ad una logica mondialista e per questo sono incapaci di dimostrare onestà nei nostri confronti. Ogni articolo che ci riguarda contiene menzogne, sia sui nostri membri sia sulle nostre attività, facendo manifestamente della disinformazione quando veniamo associati ai gruppi neonazisti, con cui non abbiamo nulla a che fare".

Per chiarirci: rifiutate il revisionismo storico e l’antisemitismo (tipici dei movimenti neonazisti)?

"Il nostro movimento non vede alcun interesse a fare riferimento o a posizionarci in rapporto a queste due nozioni. Da una parte siamo sia contro la censura della libertà d’espressione, sia contro le infinite riclassificazioni di movimenti esteri e di altre epoche; d’altra parte il vostro tentativo di giudicarci secondo la vostra visione manichea non riuscirà, perché noi rappresentiamo davvero una terza via. Tuttavia la vostra domanda, prevedibile, dimostra che anche voi operate un amalgama vergognoso per screditarci con soggetti che non ci toccano. Ma vi ringraziamo, perché se agite così significa che la logica della nostra ideologia si difende da sola".

Nel vostro sito internet, tra i link si trova quello di Casapound (con cui avete organizzato e preso parte a una conferenza). Casapound è largamente considerato in Italia un movimento neofascista. Non pensate che ciò possa nuocere alla vostra immagine, se non volete essere associati a dei movimenti autoritari?

"Siamo effettivamente in contatto con vari movimenti identitari di tutta l’Europa. Essi adattano il proprio modo di agire alle tradizioni e alle credenze dei rispettivi popoli, e allo stesso modo in cui non vorremmo che criticassero il nostro elvetismo, ci asteniamo dai giudizi sulle loro ideologie. Voi mettete il dito sulla principale differenza tra mondialisti e nazionalisti: contrariamente ai primi, noi siamo coscienti delle vere differenze tra i popoli, non tentiamo di annullarle in una mescolanza castratrice e artificiale. Non temiamo dunque di nuocere alla nostra immagine mostrando pubblicamente apertura e tolleranza verso i nostri vicini e altri modi di vivere".

Secondo voi qual è la minaccia più tangibile che pesa sulla Svizzera e perché?

"La minaccia più tangibile con cui è attualmente confrontata la Svizzera è duplice: da una parte la sovrappopolazione, dall’altra la sostituzione degli autoctoni con popolazioni “esterne”. È un problema ecologico ed economico, ma anche antropologico –perché i geni di un popolo e le sue tradizioni sono irrecuperabili una volta persi".

Potreste precisare il vostro punto di vista quando parlate di una Svizzera ostaggio dell’economia, della sinistra e del “politicamente corretto”? Perché?

"Bisogna essere stupidi o dare prova di cattiva fede per non rendersi conto delle problematiche di un paese ostaggio dell’economia. Quest’ultima deve essere subordinata alla politica, e non l’inverso come purtroppo accade oggi. Ci vantiamo di essere la migliore democrazia al mondo mentre basta possedere del denaro per poter influenzare qualsiasi decisione politica, attraverso un lobbismo aggressivo e perfettamente tollerato dalle nostre istituzioni. Bell’esempio! Il problema è sia nella sinistra sia nella destra. Entrambi questi orientamenti portano alla stessa meta ideologica, il mondialismo. La destra lo fa per mezzo del ricatto economico: se si rifiutano il libero scambio o il dominio del denaro sui rapporti umani, si rischia una crisi finanziaria di ampiezza smisurata. Quanto alla sinistra, si rifà al “politicamente corretto” o alla nuova religione dei diritti dell’Uomo per tentare di farci accettare qualsiasi cosa, dalla libera circolazione delle persone fino alla deresponsabilizzazione totale degli individui, sempre nel nome di un “umanismo” amico".

La Svizzera è considerata un esempio di democrazia ed è ai primi posti in varie graduatorie (innovazione, reddito, attrattività, competitività). Non trovate dunque che il vostro messaggio di “resistenza” sia indebolito dai fatti?

"Noi ci opponiamo ad un modo di vivere globalizzato, dove l’Uomo senza più radici debba cedere il proprio posto alla macchina per generare del profitto. Le graduatorie che proponete dimostrano semplicemente che se non cambiamo direzione ci faremo del male molto prima degli altri. La loro misura comune oggi è il “Dio denaro” e siamo convinti che non sia né un modello adeguato per una società che lotta, né un ambiente in grado di portare benefici alla società".

L’uso della violenza è uno dei temi più controversi quando si parla delle destre nazionaliste –che anche in tempo di pace spesso la giustificano come mezzo per difendere la Patria. Cosa ne pensate?

"Da sempre siamo un movimento pacifista. Non abbiamo bisogno di ricorrere alla violenza per fare passare il nostro messaggio e convincere la società che il ritorno ad un modo di vivere più “naturale” sia l’unico modo per affrontare i problemi del mondo moderno".

Alessandro Chiara - Michele Realini

Al cuore dei movimenti estremisti

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Il Quotidiano di lunedì 09.12.2019

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