Un bambino corre fra i supercomputer del Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS) (TiPress)

La Svizzera nel progetto del grande radiotelescopio SKA

di Nicola Colotti

All’Università della Svizzera italiana, a Lugano, si sono tenuti il 3 e 4 ottobre scorsi gli Swiss SKA Days, due giorni di incontri internazionali tra scienziati e ricercatori nel campo della radioastronomia e delle scienze computazionali per discutere i progetti di collaborazione alla messa in funzione, a partire dal 2025, del grande radiotelescopio Square Kilometre Array (SKA) che avrà le sue antenne in Sudafrica e in Australia. La Svizzera ha firmato a fine maggio il protocollo di adesione al consorzio internazionale che riunisce una quindicina di paesi, istituzioni accademiche, centri di ricerca, tra i quali il Centro svizzero di calcolo scientifico di Lugano (CSCS), organizzatore con l’USI del convegno Swiss SKA Days. Un’adesione fortemente voluta dalla Confederazione che ha già stanziato cospicui crediti in vista di una partecipazione al progetto fino al 2030. Per la Svizzera, SKA rappresenta un’opportunità scientifica e tecnologica di indubbio valore, con probabili ricadute industriali legate all’innovazione che la ricerca astronomica di oggi porta con sé. Ne abbiamo parlato con alcuni partecipanti agli Swiss SKA Days: Jean-Paul Kneib, direttore del Laboratorio di astrofisica del Politecnico di Losanna (EPFL), delegato al Consiglio scientifico del progetto Square Kilometre Array Observatory (SKAO); Elena Gavagnin, docente ricercatrice all’Università di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) e Pablo Fernandez, responsabile collaborazioni accademiche per il CSCS di Lugano.

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