"Manzamà" dei Fratelli Mancuso, 802Records (dettaglio copertina) (802records.com)

La Recensione

di Valerio Corzani

da lunedì 23 a venerdì 27 novembre 2020

I Fratelli Mancuso sono tra le voci più autorevoli di una musica siciliana che guarda alla carne viva del folk e lo immette nei vortici di una continua affabulazione. È con il loro nuovo album, “Manzamà”, edito da Squilibri, che inauguriamo il tracciato di recensioni di questa settimana. “Manzamà” si avvale del prezioso apporto di altri artisti e compositori, tra questi Franco Battiato, Aldo Giordano, Ferruccio Spinetti e Giovanni Sollima.

Sono solo quattro invece i protagonisti dell’album che presenteremo martedì. Ma sono ben amalgamati e aggiungono spesso ai loro strumenti analogici anche tenui tappeti e pattern elettronici. Si tratta di un quartetto capitanato dal contrabbassista francese Michel Benita e completato dal flicornista Matthieu Michel, da Jozef Doumoulin al fender rhodes e da Philippe Garcia. Le 11 tracce che compongono “Looking at Sounds” sono state registrate nel marzo dello scorso anno e vengono oggi pubblicate dall’ECM.

“Mi specchio e rifletto” è il titolo del lavoro di Silvia Tarozzi per la Unseen World. La Tarozzi si presenta come violinista interprete, improvvisatrice e compositrice. Chi la segue, probabilmente la associa a Deborah Walker, violoncellista con cui forma un duo da molti anni. È inoltre parte dell'ensemble francese Dedalus ma in questo album davvero si specchia e si riflette in tutte le sue varie anime e modalità interpretative, segnalandosi non solo come violinista ma anche come cantante, fisarmonicista, tastierista e attorniandosi da una folta crew di collaboratori.

Giovedì incontriamo Afel Boucoum che per trent' anni è stato il fido chitarrista di Ali Farka Touré. Poi nel 1999, mentre con il suo mentore (nonché zio) registrava l'album “Niafunke”, Afel Bocoum si prese un break di cinque giorni per incidere il suo primo disco da solista, Alkibar: Messenger of the Great River, quasi in presa diretta lungo le rive del fiume Niger a Niafunke, dove anche Bocoum è nato, nello studio di registrazione mobile del manager di Touré. Dopo quella prima esperienza solista ne sono seguite molte altre e oggi arriva “Lindé”, il suo pregevole nuovo album inciso per la World Circuit: un viaggio pervasivo nelle matrici musicali dell’africa occidentale, in particolare del Mali.

La settimana si chiude con le nove tracce che compongono “Lotus Sedimentations”. Un lavoro di cui si fa carico la chitarrista pugliese Simona Armenise con il decisivo apporto del bassista Ares Tavolazzi, perno degli Area negli anni Settanta e poi jazzista e sideman molto ambito. L’album è un tracciato eterogeneo, in cui troviamo brani in solo di chitarra e loop machine, brani in duo e in trio (in questo caso si aggiunge il batterista Vito Pesole). Siamo tra post-rock, psichedelia ed ambient e l’immersione sonora è davvero pervasiva.

 
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