A meno di due anni di distanza da Princess of the Night esce il nuovo album di Vanessa Tagliabue Yorke (Azzurra Music), un concept centrato su leggende giapponesi e romanzi di corte medievali su cui la cantante e compositrice innesta le sue magnifiche ossessioni: swing e canzoni di gran classe che evocano sonorità vintage, in controtendenza rispetto all’approccio dominante del revival. Il titolo fa riferimento ai mostri che popolarono per secoli l’immaginario giapponese in forma di dipinti, romanzi illustrati e teatro, per poi approdare al cinema. Il lavoro più famoso, tratto dal libro primonovecentesco di Lafcadio Hearn (Kwaidan, ovvero le storie di fantasmi), porta la firma di Masaki Kobayashi (musiche di Toru Takemitsu) e vinse il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes del 1965. A quel film si ispira il cortometraggio che Vanessa ha girato con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale, a sua volta collegato a un romanzo scritto dalla multiforme artista lombarda. Il Giappone viene omaggiato con classici come Kojo no Tsuki (“la luna sopra il castello in rovina”) e Kono michi (“questa strada”), due sempreverdi del repertorio nazionale risalenti ai primi decenni del Novecento, e ricreato da composizioni originali cantate in giapponese, inglese e italiano su cui aleggia lo spirito di grandi poetesse giapponesi che Vanessa ha approfondito nel suo originale e indefesso lavoro di ricerca. La trama centrata sul Sol Levante s’incrocia con l’ordito occidentale e la sequenza è un piacere per le orecchie, anche grazie alla jazz band che l’accompagna, su cui spicca come ospite Fabrizio Bosso: brani portati al successo da Caterina Valente e Sheila Jordan – immense vocalist troppo presto dimenticate – si alternano ad altri firmati da Sam Coslow, Giovanni D’Anzi ed Ernesto Lecuona – quest’ultimo una presenza fissa nei lavori di Vanessa. Come si legge nella presentazione, “il racconto e il disco affrontano temi come la metamorfosi dello spirito di fronte al dolore, il femminicidio, la mancanza di empatia, l’esistenza marginalizzata di chi è diverso, l’incongruo riconoscimento del valore personale e la privazione dell’onore (motivo scatenante, nella cultura giapponese, che trasforma l’anima dopo la morte)”. Insomma: a oltre un secolo da Madame Butterfly, che ha segnato l’ingresso ufficiale del Giappone nell’immaginario occidentale e a mezzo secolo da quando il paese del Sol Levante adottò le canzoni di Sanremo affidandole alle più celebri voci nazionali e tributò onori senza precedenti a una Mina che aveva in repertorio anche un motivo originale in lingua giapponese (Anata to watashi), l’Italia restituisce il favore con una sofisticata operazione condotta da Vanessa Tagliabue Yorke, timbro da soprano, pancia da blues woman, mente da donna del Rinascimento.
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