Non omnis moriar

di Sabrina Faller

‘Non omnis moriar’, questo frammento di un’ode di Orazio che alla lettera significa ‘non morirò del tutto’, è l’iscrizione sulla colonna del monumento funerario al pittore svizzero Arnold Böcklin (Basilea 1827-Firenze 1901), sepolto come molte altre personalità del mondo artistico, letterario e culturale della Firenze cosmopolita di quegli anni, nel cimitero evangelico Agli Allori -di proprietà della chiesa riformata svizzera e di altre confessioni-, alle porte della città. Questo cimitero è la continuazione del Cimitero svizzero degli Inglesi, quando questo fu interdetto alle sepolture perché sito in città, a seguito dell’abbattimento delle mura cittadine per il riassetto urbanistico della città, divenuta capitale nel 1865. Come il suo illustre precursore, anche questo cimitero ospita grandi personalità internazionali del mondo culturale e imprenditoriale, di ogni confessione, da John Pope Hennessy a Oriana Fallaci, da Vernon Lee a David Lees, da Frederick Stibbert a Adolf von Hildebrand, con una presenza importante della comunità russa fiorentina. Imprescindibile, per la conoscenza del luogo, è il volume In loving Memory, pubblicato da Olschki nel 2016, che raccoglie le epigrafi e le biografie dei sepolti, oltre a saggi sui personaggi che resero quel periodo memorabile. Ne è autrice l’architetto Grazia Gobbi Sica, con la collaborazione di Lucia Tonini che ha curato la sezione dedicata alla comunità russa. Ed è in compagnia di queste due eccezionali ‘guide’ e di Francesca Paoletti, presidente della chiesa riformata svizzera di Firenze, che abbiamo scoperto le vite di questi uomini e donne che hanno vissuto, amato, agito nella Firenze dell’Ottocento e che continuano a vivere -se solo lo vogliamo- in questo museo a cielo aperto. Perché un cimitero è un luogo delicato, esposto permanentemente alle intemperie e sempre bisognoso di cure, di attenzioni, di restauri, per i quali occorrono cospicui fondi…