Un secolo con Gillo Dorfles

di Antonio Ria

I «Laser incontri» di questa settimana sono dedicati a Gillo Dorfles, un grande personaggio della cultura e dell’arte italiana, in occasione dei suoi cento anni, che vengono celebrati con varie iniziative, ma soprattutto con la grande mostra a Palazzo Reale di Milano «Gillo Dorfles: l’avanguardia tradita» (circa 200 opere tra dipinti, disegni, sculture, grafiche, gioielli, ceramiche) e con un catalogo ragionato di tutta la sua opera pittorica e grafica, pubblicato dalle Edizioni Gabriele Mazzotta, a cura di Luigi Sansone: eventi che sanciscono non solo il suo valore di critico d’arte e professore universitario, ma anche di artista di vaglia in prima persona. Una ricchezza di esperienze, che inizia nell’infanzia, vissuta a Trieste, quando – come Dorfles racconta ad Antonio Ria – «Svevo era semplicemente il vecchio zio delle mie amiche d’infanzia, Saba era soltanto il padre di una ragazza con cui giocavamo, e Mirò…». Da un’infanzia così «precocemente intellettuale», la sua vita si sviluppa in incontri con personalità importanti dell’arte, della letteratura, dell’architettura, della musica, prima a Genova e a Torino, con un approdo definitivo a Milano, dove Gillo Dorfles comincia presto a dipingere: «Per me l’arte – confessa – rappresenta un grandissimo divertimento». E poi le avanguardie storiche, il futurismo, il fascismo, l’architettura; e il MAC (Movimento Arte Concreta), che fonda insieme a Bruno Munari, Gianni Monnet, Atanasio Soldati, e di cui rappresenta il cardine teorico, basato sulla ricerca di purezza formale e su un nuovo internazionalismo estetico. E la letteratura, con gli incontri nei caffè letterari di Firenze e Milano; la musica, che pratica e studia; la filosofia, con la fondazione nel 1951 insieme a Enzo Paci, della rivista “Aut aut”; la fotografia. Poi la cattedra di Estetica in varie università; e la trentina di volumi, che restano fondamentali anche oggi e che vengono ripubblicati in edizioni rinnovate da Skira in questa occasione centenaria: indagini che non tralasciano alcun settore del vivere sociale, focalizzate sul valore estetico e antropologico dell’arte contemporanea, ma anche sull’architettura, il design, la moda, la pubblicità, il costume, il Kitsch, l’Informale, la Pop art, il Postmoderno. Il colloquio affronta le problematiche connesse al rapporto dell’arte con la politica, la società, la religione, l’impegno etico; ed evidenzia anche il suo singolare legame (che risale all’infanzia) con la Svizzera in generale, e la Svizzera italiana in particolare: non solo arte, cultura, architettura; ma anche profondi rapporti personali, fino alla sua passione per lo sci, che – a cento anni – continua a praticare in Engadina.
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