Dopo la puntata di Voi che sapete che ha fatto il punto sugli effetti della protesta degli artisti statunitensi verso le politiche culturali legate all’era Trump, oggi vogliamo riflettere sula cosiddetta musica classica chiedendoci se può ancora essere una forza politica e culturale attiva, generare dibattito, influenzare coscienze, creare fratture o alleanze, incidere sulla storia?
L’attualità recente riapre con forza queste domande. La presa di posizione di Zubin Mehta contro il governo di Benjamin Netanyahu, accompagnata dalla decisione di cancellare tutti i concerti previsti in Israele, non è solo un gesto personale: diventa un atto simbolico, un punto di snodo per tornare a interrogarsi sul rapporto tra musica e politica, musica e società.
Eppure, questa centralità non è scontata. Se nel passato la musica era un luogo di pensiero politico e filosofico — basti pensare a Wagner, capace di influenzare sovrani, intellettuali e intere visioni del mondo, con prime d’opera vissute come eventi storici — oggi la voce del musicista appare spesso marginalizzata, confinata all’intrattenimento o al commento accessorio.
La puntata allarga lo sguardo: dall’Iran, dove la repressione colpisce anche gli artisti e la musica diventa atto di resistenza silenziosa, al conflitto Russia-Ucraina, che ha visto musicisti, cantanti e direttori esclusi e banditi in quanto russi. Il caso di Valery Gergiev, non ammesso a esibirsi a Caserta e al centro di polemiche politiche, diventa emblema di una domanda irrisolta: è legittimo chiedere alla musica di prendere posizione? E cosa accade quando non lo fa, quando il silenzio viene interpretato come colpa?
Un’indagine su cosa può ancora fare la musica “d’arte” oggi: quale eco può produrre, chi può influenzare, quale tipo di discussione può generare. Perché forse, più che mai, il silenzio non è neutrale. E il suono, quando sceglie di esporsi, continua a essere un atto profondamente politico.
Alessandro De Rosa e Giovanni Conti ne discuteranno insieme a Paola Molfino, giornalista professionista, fondatrice, direttrice responsabile di Music Paper Magazine e Guido Barbieri , storico della musica, drammaturgo e voce di RAI Radio 3.
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