Lo Stretto che rischia di far saltare i prezzi dell'energia
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Bombe e petrolio

La guerra in Iran e dintorni si fa sentire sui mercati dell’energia

  • Oggi
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  • Reuters
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Gli attacchi all’Iran e i contro-bombardamenti iraniani sulla regione stanno destabilizzando l’intero Medioriente ma anche infiammando il mercato energetico mondiale. La quotazione del petrolio e del gas ne sta risentendo, con balzi verso l’alto fino al 40% per il gas. Sul fronte energetico al centro delle attenzioni e delle preoccupazioni c’è in particolare lo stretto di Hormuz da dove transita ogni giorno circa il 20% del consumo globale di petrolio e gas. La circolazione in questo tratto di mare - un passaggio molto stretto tra le coste iraniane e la penisola arabica – non è interrotta ma per motivi di sicurezza la maggior parte delle navi-cargo è ferma da una parte o dall’altra di questo canale. Uno stallo che mette a repentaglio non solo il commercio del greggio ma anche di diversi altri prodotti, e questo su scale internazionale. Particolarmente colpito il mercato asiatico e in esso la Cina, che acquista l’80% del petrolio iraniano. Ma anche diversi altri Paesi stanno valutando le conseguenze di quanto sta capitando, in un contesto in cui il fattore tempo gioca un ruolo centrale. Più a lungo durerà questa crisi e maggiori sono i rischi anche dal punto di vista energetico. Con la necessità di andare a rifornirsi anche su altri mercati, a cominciare da quello russo

Una crisi energetica dentro una guerra, dalle conseguenze ancora tutte da definire, di cui parleremo con:

·        Lorenzo Lamperti, collaboratore RSI dall’Asia

·        Alberto Zanconato, corrispondente ANSA da Mosca

·        Massimo Nicolazzi, imprenditore e docente di economie e management delle fonti di energia, Uni Torino

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