Il presidente cubano Miguel Diaz-Canel
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Cuba al bivio

Un Paese quasi al collasso, a causa dello “strangolamento” di Washington, e un canale di dialogo proprio con gli USA che si riapre

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Cuba al bivio, sospesa tra il buio quasi totale dei suoi blackout, stretta tra la morsa di una crisi interna senza precedenti e la pressione storica dell’embargo statunitense attivo dagli anni 60. 

Da un lato la cronaca ci riporta di un paese al collasso quasi totale: economia in caduta libera, “apagones” (blackout) che paralizzano il paese anche per 20 ore al giorno, blocco delle forniture di petrolio e una sempre più crescente disperazione e protesta popolare.  

Dall’altro la riapertura di un canale di dialogo con Washington, forse l’unica leva per ottenere l’ossigeno economico necessario a sopravvivere... Ma a quale prezzo?  

Ne parleremo a modem con:

  • Roberto Livi, giornalista di lungo corso, basato a L’Avana

  • Antonella Mori, docente all’università Bocconi di Milano e responsabile del Programma America Latina dell’Istituto di scienze politiche ISPI 

  • Intervista registrata a Stefano Vescovi, ambasciatore svizzero a Cuba

Un convoglio umanitario diretto a Cuba per aiutare

Giovedì 17 marzo dall’Europa partirà anche una missione umanitaria che intende portare donazioni e medicinali a Cuba, a cui prenderanno parte anche alcuni ticinesi. L’obbiettivo della trasferta è essere sull’isola caraibica il 21 marzo, quando sulle coste dovrebbe giungere la flotta marittima del Nuestra América Convoy. Oltre agli aiuti, l’obbiettivo della missione internazionale è anche quella di rompere il “bloqueo”, il blocco ancora più duro imposto dal presidente USA Donald Trump, definito dall’ONU uno strangolamento dell’isola. 

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