Il 15 aprile il Sudan entrerà nel 4° anno di una sanguinosa guerra di cui quasi nessuno parla. E a poco o nulla sono valsi gli appelli delle Nazioni Unite per scongiurare quella che ad oggi è considerata la più grave Crisi umanitaria del pianeta. Tre anni fa le strade di Khartoum si sono trasformate in un campo di battaglia. La lotta di potere tra due generali, Abdel Fattah al-Burhan, a capo dell’esercito regolare, e il suo vice Mohamed “Hemetti” Dagalo, al comando delle milizie RSF, è degenerata in una guerra totale che ha fatto precipitare il Sudan nell’abisso, più della metà della popolazione è alla fame, e il sistema sanitario non esiste più, gli ospedali vengono bombardati. Una catastrofe alimentata da interessi esterni e dall’indifferenza globale.
Quasi 200mila morti, 14 milioni di persone tra rifugiati e sfollati interni; ma la mancanza di prospettive e l’incertezza sulla fine di una guerra che dura da 3 anni non promette nulla di buono nemmeno per chi dal Sudan riesce a fuggire, anche perché le ripercussioni si fanno sentire su buona parte degli Stati circostanti – Ciad, Sud Sudan, Etiopia, Kenya – in un clima di instabilità crescente.
A Modem ne parliamo con:
Luciano Pollichieni, analista geopolitico esperto di questioni africane, cura la newsletter Africanismi
Bruna Sironi, giornalista di Nigrizia
Livia Tampellini, di MSF Sudan
Scopri la serie
https://www.rsi.ch/s/703681







