Edizione del 06.11.2014

Messico, stragi politica e narcotraffico

Collusione tra politica, polizia e narcotraffico, desaparecidos, stragi e fosse comuni. È il quadro atroce in cui si colloca l’accusa clamorosa (clamorosa solo in parte, perché fattispecie di un fenomeno ormai endemico) del procuratore generale messicano José Murillo che conferma quello che la stampa pubblicava da giorni.

A ordinare di sparare sui partecipanti a una manifestazione (sei morti) e far sparire 43 ragazzi apprendisti – per mano di poliziotti corrotti e narcotrafficanti – sarebbe stato il sindaco di Iguala, José Luis Abarca, arrestato con la moglie, Maria de los Angeles Pineda, catturati entrambi dopo un mese e mezzo di latitanza, lei imparentata coi narcotrafficanti: sorella di due membri del cartello dei Beltran Leyva e di un capo dei Guerriero Unidos.

Corruzione dilagante, legami palesi tra politica e narcos sono ormai da decenni il cancro che devasta il tessuto sociale e istituzionale del Messico, soprattutto nella parte dove a dominare sono le bande rivali dei cartelli della droga e della criminalità organizzata, come a Iguala, città di 120mila abitanti, completamente controllata dai Guerreros Unidos. Nelle ricerche dei 43 giovanissimi desaparecidos, sono state ritrovate diverse fosse comuni, persone uccise con un colpo alla testa, corpi carbonizzati.

Il Messico si conferma così uno dei paesi al mondo meno sicuro, dove la vita umana non ha più nessun valore e i più basilari diritti sono calpestati quotidianamente. Tanto che quest’ultimo caso ha sollevato proteste e indignazione in mezzo mondo. Persino il Parlamento europeo ha esortato le autorità messicane ad agire rapidamente per fermare questa barbarie.

Ne parliamo a Modem con Giulia De Luca, cofondatrice dell’agenzia Pangea News di Buenos Aires; Loris Zanatta, professore di storia e istituzioni dell’America latina all’Università di Bologna; Piero Innocenti, esperto ed autore di diversi libri su mafie e narcotraffico; Eduardo Lliteras, giornalista che opera nella regione.

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