Partiremo dalle storie di Omar e Zrian, ma potremmo raccontarne altre: sono le storie di persone fuggite dall’Iraq, dalla guerra, e che in Svizzera hanno presentato una richiesta d’asilo politico. Uno nel 2008, l’altro nel 2013. Nell’attesa di una decisione si “prendono in mano”, imparano la lingua italiana, svolgono un tirocinio, trovano un lavoro, si integrano. Poi la decisione: richiesta d’asilo rifiutata; saranno rispediti in Iraq, in una regione del paese oggi considerata sicura. Per loro, nuovamente, un futuro in frantumi e il timore dell’inizio di un nuovo calvario. Omar continua a sperare; Zrian si dà alla macchia, finisce nella clandestinità.

Ma quali sono i criteri d’ammissione delle richieste d’asilo? In quale misura si tiene conto del livello d’integrazione raggiunto dai candidati? E sulla base di quali criteri si stabilisce che il rinvio di un candidato all’asilo non mette la sua vita in pericolo?

Ne discutiamo con :

Maurizio Miceli, direttore Centro di registrazione per rifugiati di Vallorbe

Immacolata Iglio Rezzonico, avvocata impegnata nella difesa dei diritti dei migranti

 

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