Le porte dell’inverno

Come cambia la vita nelle valli

venerdì 09/11/18 19:10
Edizione del 09.11.2018

Durante la settimana vi abbiamo proposto una serie di contributi dalla Calanca per capire come affronta la stagione invernale una valle spesso definita la periferia della periferia. Lo facciamo anche nel nostro spazio di approfondimento in compagnia di Noris Denicolà, vedova del compianto sindaco di Arvigo, Raimondo Denicolà che ha guidato l’esecutivo per 41 anni. Noris Denicolà ci racconta di quando gli inverni rappresentavano un periodo molto difficile da affrontare, a rischio di isolamento. Oggi è tutto più semplice ma l’inverno costringe comunque ad adattarsi.

La stagione autunnale un tempo era dedicato alla Mazza. Per secoli il maiale ha sfamato generazioni con le sue carni. Il grasso invece diventava sapone. Non a caso si diceva, e si dice tutt’ora, che del maiale non si butta via niente. Commestibile in ogni sua parte - cotenna compresa - è un animale facile da allevare e poco esigente, ma nonostante queste peculiarità il suo nome è sempre stato associato ad epiteti ed è sinonimo di zozzerie varie. Un’ingiustizia alla quale i carnivori dovranno prima o poi rimediare. Ma non è l’utilizzo nella semantica della parola porco che ci interessa qui, oggi, quanto il rito ancestrale che per secoli ha segnato la vita contadina. In Calanca la mazza è una tradizione pressoché scomparsa ma in Val Poschiavo è fortunatamente ancora ben radicata.

C’è l’inverno meteorologico e l’inverno del cuore. Il 23 novembre il Comune di Calanca deve eleggere il nuovo Municipio e l’attuale sindaco Rodolfo Keller non si ripresenterà. Lascia la poltrona di sindaco con l’amaro in bocca.  Sentiremo le ragioni di questo profondo pessimismo sul futuro delle valli periferiche.

Mare di plastica

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